Si tratta di un testo generico, una mozione di principio

Italicum: passa la mozione del Pd favorevole alla modifica, contrarie le opposizioni e la minoranza dem

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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Roma, 21 set. (askanews) - Il Pd incassa il sì alla propria mozione sulla modifica dell'Italicum. Una mozione (fortemente voluta da Ap) dal testo volutamente generico tanto che la sensazione prevalente è che adesso per entrare concretamente nel confronto su una nuova legge elettorale tutto, eventualmente, è rimandato a dopo il referendum. Dopo gli ultimi giorni di confronto-scontro all'interno dei Dem, il Partito democratico, insieme ai partiti della maggioranza, aveva depositato la sua mozione in cui figura l'impegno della Camera a "una discussione al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte". Un testo uscito non condiviso dall'assemblea del gruppo, riunitasi nel primo pomeriggio, con la minoranza che ha deciso di non votarlo. "E' tutta polenta, è tattica", ha commentato Pierluigi Bersani, secondo cui non si tratta di un passo in avanti ma di "un passo per dire che non si fa niente!". Ma anche nella minoranza le posizioni sono parzialmente divergenti con Gianni Cuperlo che non vota la mozione ma afferma che "la considero un atto di apertura" ma troppo "timida". In aula, comunque, nel pomeriggio, la mozione Pd passa con 293 voti a favore (compresi quelli di Ala) e 157 contrari. Tra i Dem gli assenti sono 42, 24 dei quali per "ragioni politiche", secondo il capogruppo Ettore Rosato. Che in aula ha ribadito una "disponibilità a cambiare vera e reale" invitando le opposizioni a "scoprire le carte" per entrare nel merito "anche subito". Le opposizioni, però, che sembravano avere trovato una compattezza per affossare l'Italicum, in aula sono andate in ordine sparso. La mozione di Sinistra italiana (votata anche dal M5s) ha ottenuto 109 sì e 287 no e quella pentastellata 74 sì e 314 no. Pochi sì per la mozione del centrodestra (Fi-Lega e Fdi) che ha raccolto appena 43 voti, contro un "bacino" potenziale dei tre gruppi di 78 deputati. Ed è proprio Forza Italia, con il capogruppo Renato Brunetta, che ha ribadito il "rinvio" della discussione. "La situazione di oggi, surreale, grottesca - ha detto - non è l'occasione per dire che legge elettorale voglia ciascuno di noi. Di legge elettorale sarà bene parlare solo dopo la celebrazione del referendum confermativo, solo dopo che si sarà espresso il popolo, perchè l'articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, a nessun altro".

ROMA – Il Pd incassa il sì alla propria mozione sulla modifica dell’Italicum. Una mozione (fortemente voluta da Ap) dal testo volutamente generico tanto che la sensazione prevalente è che adesso per entrare concretamente nel confronto su una nuova legge elettorale tutto, eventualmente, è rimandato a dopo il referendum. Dopo gli ultimi giorni di confronto-scontro all’interno dei Dem, il Partito democratico, insieme ai partiti della maggioranza, aveva depositato la sua mozione in cui figura l’impegno della Camera a “una discussione al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte”. Un testo uscito non condiviso dall’assemblea del gruppo, riunitasi nel primo pomeriggio, con la minoranza che ha deciso di non votarlo. “E’ tutta polenta, è tattica”, ha commentato Pierluigi Bersani, secondo cui non si tratta di un passo in avanti ma di “un passo per dire che non si fa niente!”.

Ma anche nella minoranza le posizioni sono parzialmente divergenti con Gianni Cuperlo che non vota la mozione ma afferma che “la considero un atto di apertura” ma troppo “timida”.In aula, comunque, nel pomeriggio, la mozione Pd passa con 293 voti a favore (compresi quelli di Ala) e 157 contrari. Tra i Dem gli assenti sono 42, 24 dei quali per “ragioni politiche”, secondo il capogruppo Ettore Rosato. Che in aula ha ribadito una “disponibilità a cambiare vera e reale” invitando le opposizioni a “scoprire le carte” per entrare nel merito “anche subito”.

Le opposizioni, però, che sembravano avere trovato una compattezza per affossare l’Italicum, in aula sono andate in ordine sparso. La mozione di Sinistra italiana (votata anche dal M5s) ha ottenuto 109 sì e 287 no e quella pentastellata 74 sì e 314 no. Pochi sì per la mozione del centrodestra (Fi-Lega e Fdi) che ha raccolto appena 43 voti, contro un “bacino” potenziale dei tre gruppi di 78 deputati. Ed è proprio Forza Italia, con il capogruppo Renato Brunetta, che ha ribadito il “rinvio” della discussione. “La situazione di oggi, surreale, grottesca – ha detto – non è l’occasione per dire che legge elettorale voglia ciascuno di noi. Di legge elettorale sarà bene parlare solo dopo la celebrazione del referendum confermativo, solo dopo che si sarà espresso il popolo, perchè l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, a nessun altro”.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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