In scena dal 27 settembre al 4 ottobre

Opera di Firenze: la «Semiramide» di Rossini apre la Stagione 2016-2017

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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semiramide

«Semiramide» nell’allestimento di Luca Ronconi

FIRENZE – Si apre all’insegna del Belcanto la stagione 2016-2017 dell’Opera di Firenze, dove da martedì 27 settembre va in scena una delle opere serie più conosciute di Gioacchino Rossini, la «Semiramide», che mancava dai cartelloni fiorentini da ben 48 anni, ovvero da quando nel 1968 fu interpretata al vecchio Teatro Comunale da Joan Sutherland con la direzione dell’immancabile Richard Bonynge.

Nei panni della protagonista ci sarà stavolta il soprano anglo-australiano Jessica Pratt, che alla Sutherland dichiaratamente si ispira; nel ruolo di Idreno, secondario ma con due arie notevolissime («Ah, dov’è, dov’è il cimento» nel primo atto e «La speranza più soave» nel secondo) c’è il tenore Juan Francisco Gatell, ottimo Nemorino nell’«Elisir d’amore» che si è sentito a Palazzo Pitti nella stagione estiva, e in quello di Arsace  il mezzosoprano spagnolo Silvia Tro Santafé, rossiniana esperta. Un solo cast per sole quattro repliche. A dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino ci sarà Antony Walker, australiano come la Pratt e, come lei, espertissimo di Belcanto (in un primo momento era stato annunciato Bruno Campanella).

L’allestimento è quello realizzato per il Teatro San Carlo di Napoli del 2011 con la regia di Luca Ronconi, che è stata ripresa ed adattata da Marina Bianchi e Marie Lambert, con dedica alla memoria di Ronconi.

Il libretto, firmato da Gaetano Rossi, è ispirato alla «Tragédie de Sémiramis» di Voltaire, col filtro della traduzione di Melchiorre Cesarotti e alle molte storie che parlano di questa leggendaria regina che «libito fé licito in sua legge», secondo Dante che la schiaffa nel girone dei lussuriosi all’inferno. Fu protagonista di varie opere liriche (Vivaldi, Gluck, Jommelli, Sacchini, Porpora), oltre che exemplum per lo più negativo in molti scrittori della cristianità.

Scritta dieci anni dopo il «Tancredi» (prima opera seria di Rossini), la «Semiramide» è l’ultima opera che il compositore scrisse espressamente per i palchi italiani. Il debutto fu alla Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823. Il ruolo della protagonista era costruito su misura per la consorte Isabella Colbran, che con quest’opera chiuse la carriera. La sua voce non era più quella degli esordi e Rossini insiste molto più sui centri che sugli acuti, evidenziando la maestosità del personaggio e abbondando in cesellature virtuosistiche. L’opera continuò ad avere successo per parecchi anni  e fu interpretata dal fior fiore delle primedonne del secondo quarto dell’Ottocento; a fine secolo scomparve dai cartelloni, per tornare in auge nel secondo Novecento, da quando nel 1962 fu ripresa alla Scala con la Sutherland, la Simionato, Ganzarolli e Gianni Raimondi.

All’Opera di Firenze viene ripresa la regia di Luca Ronconi, che nel 2011 così presentava la sua Semiramide: «Il tipo di spettacolarità suggerita dal libretto, con l’ambientazione in Assiria, a Rossini è indifferente. Questo diverbio che c’è tra la trama e la musica non lo voglio considerare un difetto bensì una caratteristica e quindi ho cercato di creare un allestimento in cui la musica è liberata dall’aspetto decorativo ambientale: una scena estremamente nuda, che nel primo atto è chiara e nel secondo atto è scura». Niente cambi di scena a sipario chiuso e niente orpelli fastosi, dunque.

La trama. Atto primo. Antefatto: quindici anni prima dell’inizio del dramma, la regina di Babilonia, Semiramide, avvelena il marito Nino con la complicità del principe Assur. Prima di morire, Nino fornisce il figlio bambino, Ninia, di una lettera di riconoscimento e lo manda via da corte, affidandolo al fratello Fradate. Il sipario si leva sul tempio di Belo, dove è in corso una cerimonia solenne per la designazione del re. Al gran sacerdote Oroe il nume ha ingiunto che, prima, sia vendicato l’assassino di Nino. Entra una gran folla, tra cui un corteo di indiani comandati dal loro re Idreno, che ama la principessa Azema. È concupita anche da Assur, che però aspira al trono. All’arrivo di Semiramide il fuoco sacro dell’altare si spegne, segno dell’ira del dio. Arriva anche il giovane comandante Arsace, pure lui innamorato di Azema e che Semiramide ha scelto come sposo a sua insaputa e che ne saluta il ritorno con la celebre cavatina «Bel raggio lusinghiero». Il colloquio fra i due è pieno di equivoci, volendo Arsace significare alla regina solo la sua casta dedizione (duetto «Serbami ognor sì fido»). L’oracolo di Menfi dice che i travagli del regno cesseranno col ritorno di Arsace e con un nuovo matrimonio. Semiramide annuncia che sposerà Arsace. Questi e Azema stupiscono, Assur si infuria, Oroe è sconvolto. Idreno chiede e ottine la mano di Azema. Però si spalanca la tomba del re Nino tra tuoni e fulmini, e l’ombra compare annunciando che Arsace regnerà, ma prima ci vorrà una vittima umana. Le nozze vengono rinviate.

Atto secondo. Semiramide e Assur si affrontano: lui adirato perché non è stato designato re malgrado fosse stato l’esecutore materiale dell’assassinio di Nino, lei in preda al rimorso e fiduciosa che Arsace la saprà difendere. Oroe, nel frattempo, rivela ad Arsace che è Ninia. Il giovane si prepara alla vendetta e invoca il perdono per la madre, cui rivela la sua identità. Semiramide inorridisce e gli dice di ucciderla, ma Arsace la perdona promettendo che punirà Assur. Questi intanto si prepara a prendere il potere con la forza, intenzionato a uccidere Arsace-Ninia; si prepara a scendere nella tomba di Nino, ma qui spaventose visioni gli sbarrano il passo. Guidato da Oroe, anche Ninia scende nella tomba del padre con l’intento di ucciderne l’assassino, ma nella penombra uccide invece Semiramide. Vorrebbe a sua volta uccidersi, ma Oroe lo ferma. Portato in trionfo, è acclamato re dell’Assiria.

Opera di Firenze (Piazzale Vittorio Gui / Viale Fratelli Rosselli)

Martedì 27 settembre, ore 20

Giovedì 29 settembre, ore 20

Domenica 2 ottobre, ore 15.30

Martedì 4 ottobre, ore 20

«Semiramide» di Gioachino Rossini. Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretti da Antony Walker. Maestro del Coro  Lorenzo Fratini. Regia di Luca Ronconi ripresa e adattata da Marina Bianchi e Marie Lambert. Scene di Tiziano Santi. Costumi di Emanuel Ungaro ripresi da Maddalena Marciano. Luci di AJ Weissbard riprese da Pamela Cantatore.

Semiramide: Jessica Pratt; Idreno: Juan Francisco Gatell; Arsace: Silvia Tro Santafé; Assur: Mirco Palazzi; Oroe: Oleg Tsybulko; Mitrane: Andrea Giovannini; L’ombra di Nino: Chanyoung Lee; Azema: Tonia Langella

Biglietti da 10 a 80 euro, in vendita anche online sul sito dell’Opera di Firenze

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