La definizione dell'allora ministro Padoa Schioppa

Bamboccioni: il 62,5% dei giovani italiani fra 18 e 34 anni preferisce vivere ancora con i genitori

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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tommasopadoaschioppaROMA – Vi ricordate il ministro Tommaso Padoa Schioppa, che ha gestito l’Economia e le Finanze nell’ultimo governo Prodi? Non ha lasciato alcuna traccia di sé, tranne che per una frase che è rimasta storica e ha sollevato un mare di polemiche: la definizione «bamboccioni» affibbiata, a mio avviso giustamente, a quei giovani (ma nemmeno troppo) italiani che preferiscono restare in famiglia coccolati, mantenuti e vezzeggiati dai genitori piuttosto che creare i presupposti per il loro avvenire. Purtroppo i fatti gli stanno dando ragione.

Quando Padoa Schioppa tirò fuori quella frase l’Italia, come spesso capita, si divise in due. Da un lato gli offesi, quelli che “ma se resto a casa con i miei genitori è colpa dello Stato che non mi aiuta”. Dall’altro i sostenitori del ministro, quelli che “non se ne può più di questi giovani che non hanno fame, che non hanno voglia di fare niente, ai miei tempi, alla loro età, lavoravo già da 10 anni”. Sta di fatto che, secondo l’Istat, i cosiddetti “bamboccioni” sono ormai una fetta importante della società italiana. Almeno secondo le prime rilevazioni, perché può darsi che, a breve, ne escano altre completamente diverse se questo dato avrà disturbato il manovratore.

Stando alle statistiche ci sono quasi sette milioni di under35 che vivono ancora a casa con i genitori. E la cosa che più dovrebbe far riflettere è che in gran parte non si tratta né di studenti, né di giovani disoccupati. Il 62,5% dei giovani tra 18 e 34, se non sposati, preferiscono condividere la casa con mamma e papà, anche se hanno un lavoro. Per la precisione il 31,8% di loro risulta occupato, contro il 29,7% disoccupato. Per il resto l’identikit del bamboccione è un insieme di stereotipi: il 68,2% sono maschi e il picco (67,8%) vive nel Mezzogiorno. Anche se Centro (61,4%) e Nord (58,1%) non sono da meno.

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Camillo Cipriani

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