Il quesito posto dalla destra nazionalista

Svizzera: i ticinesi votano si (58%) per limitare i lavoratori transfrontalieri. L’esito del referendum

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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comoI cittadini del Canton Ticino chiedono che si pongano limiti ai lavoratori frontalieri. Secondo i risultati definitivi, l’iniziativa referendaria “Prima i Nostri” – promossa dalla destra nazionalista Udc con il sostegno della Lega dei Ticinesi – ha ottenuto il 58% di sì. I no sono stati il 39,7%. Il testo sottoposto agli elettori del cantone svizzero al confine con l’Italia, dove lavorano ogni giorno circa 62mila frontalieri, chiede che sul «mercato del lavoro venga privilegiato, a pari qualifiche professionali, chi vive sul territorio».

Il controprogetto all’iniziativa “Prima i nostri” è stato invece respinto dal 57,4% dei ticinesi. Un secondo referendum, contro «il dumping salariale» in Ticino ha ottenuto il 52,4% di no ed è stato approvato invece il controprogetto, con il 55% di voti positivi.

I promotori del referendum “Prima i nostri” chiedono una modifica della Costituzione svizzera, con l’obbligo per i datori di lavoro di dare la precedenza agli svizzeri o agli stranieri domiciliati in Svizzera. Come recita il sito dei promotori del referendum, l’iniziativa «dà al Consiglio di Stato il preciso mandato di mettere in atto tutte le misure concrete per respingere la pressione al ribasso sui salari, evitare la sostituzione sistematica dei lavoratori residenti e assicurare che i ticinesi abbiano la precedenza nel mercato del lavoro». Prima i nostri», viene precisato, «necessiterà di una legge di applicazione che verrà votata dal Gran consiglio», ma la decisione finale appartiene al Consiglio Federale e al Parlamento di Berna.

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