Sul piatto circa 2 miliardi

Pensioni: slitta al 28 settembre il dibattito governo – sindacati. Reddito ponte invece di anticipo

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Slitta ancora il confronto tra Governo e sindacati sugli interventi in materia previdenziale. L’incontro si terrà infatti solo mercoledì 28 dopo che il Governo avrà già esaminato il Def e avrà messo a punto gli stanziamenti di risorse per le diverse misure. Il Governo conferma l’intenzione di distinguere l’Ape (l’anticipo pensionistico) a seconda della situazione di coloro che sono vicini alla pensione ribadendo la disponibilità a pagare il costo dell”anticipo per coloro che sono disoccupati e hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, per chi ha esigenze di cura di familiari disabili e per chi fa lavori faticosi.

Il sistema che si sta mettendo a punto – ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini – prevede una sorta di “reddito ponte” (quindi non un anticipo vero e proprio della pensione) senza una soglia di accesso. In pratica anche chi ha maturato una pensione superiore ai 1.500 euro lordi, ma è in una delle tre condizioni di cui si è parlato, può chiedere l’Ape social ma avrà un’agevolazione parziale e non totale.

Il costo per l’anticipo sarà molto più alto per chi decide volontariamente di lasciare il lavoro perchè il meccanismo sarà finanziario. “E’ una facoltà in più – ha detto Nannicini – è stato pensato per risolvere i problemi in un mondo di risorse scarse”. Il sottosegretario non è entrato nel dettaglio ma secondo alcune stime la rata per il prestito per l’uscita volontaria per il periodo massimo (tre anni e sette mesi) potrebbe costare fino al 25% dell’importo della pensione per 20 anni.

Gli interventi in materia previdenziale dovrebbero costare nel complesso circa due miliardi per l’anno prossimo. Oltre l’Ape (con un costo di circa 500 milioni) è previsto un intervento sui lavoratori precoci (circa 600 milioni) e sembra che sarà privilegiata l’ipotesi di uno sconto di circa un anno solo per chi ha cominciato a lavorare prima dei 16 anni. Lo sconto potrebbe salite a un anno e dieci mesi (e quindi permettere al lavoratori precoci di uscire con 41 anni di contributi) nel caso che il lavoratore precoce rientri in una delle categorie previste per l’Ape social pur non avendo 63 anni di età.

Si sta poi mettendo a punto l’intervento sulle pensioni basse attraverso la cosiddetta quattordicesima (altri 600 milioni), estendendo il beneficio anche a coloro che hanno un reddito complessivo personale fino a 1.000 euro al mese (ora il limite è circa 750) e si studia l’estensione a tutti i pensionati del limite per la no tax area al livello del lavoro dipendente (8.000 euro). Si conferma anche l’intenzione di intervenire sui lavoratori usuranti e sulle ricongiunzioni onerose consentendo il cumulo dei contributi versati in gestioni diverse.

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Camillo Cipriani

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