Le leggi si fanno in Parlamento e non con i sindacati

Def: crescita inferiore alle attese e aumento del deficit, ma non scatteranno le clausole di salvaguardia e nuove tasse

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

Stampa Stampa

renzi-padoan

ROMA – La crescita ci sarà, anche se minore del previsto, e sarà ‘spinta dalle misure che il governo ha in cantiere con la prossima manovra. E il deficit continuerà a scendere toccando il punto più basso dal 2007. Almeno quello che l’esecutivo ha scritto al momento nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza perché “coerentemente con le regole Ue”, come ha chiarito il premier Matteo Renzi, l’esecutivo chiederà uno spazio fuori dal Patto di Stabilità fino a 0,4 punti (circa 6 miliardi) legati alle circostanze eccezionali che il Paese ha affrontato sul fronte dei migranti e a causa del sisma del Centro Italia.

PIL E CRESCITA – «Abbiamo scelto la linea della prudenza. Stimiamo lo 0,8 per cento del Pil nel 2016; nel 2017 la crescita prevista è dell’1 per cento». Pressione fiscale non stimata, debito da 132,8 al 132,2 per cento e deficit nel 2017 al 2,4 per cento: perché nel percorso della legge di bilancio si cercherà di far valere a Bruxelles un ulteriore margine dato da «circostanze eccezionali indubitabili» come il sisma e l’emergenza migranti, considerato che, accusa il premier, «l’Europa è gravemente in debito con l’Italia sui migranti». Decimali che significano miliardi, per la precisione quasi dieci: secondo fonti europee, la Commissione sarebbe disposta a concedere «almeno il 2,3» per il 2017, pari a 7-8 miliardi di euro.

PRUDENZA – Il premier scherza – “oggi è San Prudenzio, ha vinto la linea Padoan” – ma sia il presidente del Consiglio che il ministro dell”Economia ammettono una certa insoddisfazione. I numeri, fissati con l”aggiornamento del Def, indicano una crescita ferma allo 0,8% per quest”anno (dall”1,2 previsto in aprile) e che però potrebbe raggiungere la soglia ”psicologica” dell”1% nel 2017 “con un guadagno non irrilevante”, come ha sottolineato Padoan, grazie alla spinta agli investimenti e alle misure sul sociale che arriveranno con la prossima legge di Bilancio. La revisione della crescita porta a una revisione anche del target di deficit, che nel 2016 salirà al 2,4% (rispetto al 2,3%) e che l”anno prossimo si attesterà al 2% (rispetto all”1,8%).

BRUXELLES – Si attende adesso il giudizio di Bruxelles: sembra che dalla Commissione Ue abbiano fatto sapere che c”era un orientamento favorevole a concedere sì nuovi margini ma fino al 2,3%. Si tratterà comunque di utilizzare, come ha puntualizzato il premier, non la flessibilità prevista dalla comunicazione Juncker ma le circostanze eccezionali previste dai Trattati. Margini che comunque saranno essenziali per comporre la prossima manovra con cui saranno “scongiurati” aumenti di tasse legate alle clausole di salvaguardia, come ha confermato Padoan e che vedrà “un aumento” della spesa sanitaria, come ha garantito il premier pur non entrando nel dettaglio delle cifre. Nel suo giudizio Bruxelles sarà del resto influenzata anche dalla gestione del debito: contravvenendo agli impegni presi in aprile, nel 2016 il rapporto con il Pil salirà – anziché scendere – fino al 132,8% per poi intraprendere la strada della discesa solo dal 2017 (quando si dovrebbe attestare al 132,2%).

PADOAN – “Il debito/Pil non scende, lo ammetto io” ha detto il titolare di via XX settembre, sottolineando però che la dinamica consentirà di mantenere fissato per il 2019 il pareggio, quindi con uno sforzo maggiore spostato sul prossimo biennio. D’altronde, il programma di privatizzazioni ha subito uno stop ma solo per evitare di “svendere” in condizioni di mercato di estrema volatilità.

RENZI – In conferenza stampa Renzi ha poi fatto alcune precisazioni, confermando quanto detto da Padoan. Nella legge di bilancio non scatteranno “le clausole di salvaguardia. Non lo decidiamo oggi con il Def, ma fin d’ora posso dirvi che le tasse non aumenteranno e ci saranno misure sulla competitività. Il superammortamento ci sarà, le misure per le pensioni ci saranno, l’Ape ci sarà. E poi confermiamo Ires, Iri e gli interventi del passato sul bonus degli 80 euro e tutte le altre misure, in un quadro in cui la pressione fiscale continua ad andare giù. Anche se siamo grandi sostenitori della concertazione – ha aggiunto – le leggi si fanno in Parlamento e non con i sindacati. Fa fede ciò che decide il Parlamento perché pare non ci sia stata nessuna svolta autoritaria nel frattempo…”, scherza. “Confermiamo – conclude – che ci sarà un intervento sul tema dell’aiuto alle pensioni. Quanto grande sia sul 2017-18-19 lo verificheremo con la legge di bilancio e il lavoro parlamentare”. E in mattinata, a RadioAnch’io, ha ribadito: «sulle pensioni le misure ci saranno e non dipendono dalla trattativa con Bruxelles. Ovviamente non saranno multimilionarie, ci saranno con la logica dei piccoli passi: in pensione si può andar prima accettando una piccola penalizzazione dello stipendio, le minime avranno una sorta di quattordicesima, riusciremo a dare qualche soldo in più». Per i pensionati sempre gli spiccioli, i grandi interventi sono riservati a grandi industriali e banchieri.

 

Tag:, , , ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.