Le difficoltà di governare il fenomeno dell'immigrazione

Migranti e governabilità: Renzi invoca riforme e accordi bilaterali per aggiustare il tiro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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In merito al problema stranieri ci siamo soffermati per lo più sul fenomeno del continuo arrivo di migranti, in gran parte economici, sulle coste italiane, redistribuiti a fatica in quasi tutto il paese, visto che il loro numero continua ad aumentare a vista d’occhio e comuni e prefetti hanno il loro daffare per arginare l’invasione. Nel contempo voci autorevolissime, in primis Papa Francesco, poi (ma non vogliamo mischiare il diavolo con l’acqua santa) la Presidente Laura Boldrini e il Governatore Enrico Rossi invitano all’accoglienza indiscriminata e diffusa, sostenendo a spada tratta che i migranti costituiscono una grande risorsa. Tanto che la Regione toscana ha lanciato un progetto di accoglienza diffusa nelle case dei privati, che pare abbia raccolto addirittura più di 10 domande in tutto il territorio. A dimostrazione che la gente è stufa di presenze troppo accentuate.

REGOLARI – Ma vediamo l’altra faccia del fenomeno, quella che ci ricordano i politici buonisti, con riferimento agli stranieri che si sono integrati e lavorano in Italia, e col loro lavoro sostengono anche le nostre pensioni. Al 1 gennaio 2016 i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia sono circa 4 milioni (per l’esattezza 3.931.133), cifra stabile rispetto all’anno precedente. Marocco (510.450) e Albania (482.959) i paesi più rappresentati, seguiti da Cina (333.986), Ucraina (240.141) e India (169.394). Continuano a crescere i soggiornanti di lungo periodo, che rappresentano il 59,5% del totale. In generale diminuisce il numero di nuovi permessi di soggiorno concessi a cittadini non comunitari. Nel 2015 ne sono stati rilasciati 238.936, il 3,9% in meno rispetto al 2014. La flessione riguarda in particolare gli ingressi per motivi di lavoro, scesi del 62% (-35.312); e se nel 2014 rappresentavano il 23% dei nuovi ingressi, nel 2015 sono scesi al 9%.

Continua invece a ritmi sostenuti la crescita dei permessi per asilo e protezione umanitaria (+19.398 ingressi, pari a +40,5%) che nel 2015 arrivano a rappresentare il 28,2% dei nuovi ingressi (19,3% nel 2014, 7,5% nel 2013). Al Centro-Nord si conferma la maggiore presenza, col 36,6% nel Nord-ovest, il 26,8% nel Nord-est e il 23,5% al Centro; solo il 13,2%ha un permesso rilasciato o rinnovato al Sud. Le regioni col tasso più alto sono Lombardia (26,3%), Emilia-Romagna (11,7%) e Veneto (11,0%). La Toscana è al 10,7%. Questi sono numeri dunque sopportabili e si riferiscono di norma a persone, famiglie, insediate regolarmente nei nostri territori, che hanno alloggio, lavoro regolare, stipendio, e pagano regolarmente i contributi agli istituti di previdenza.

SBARCHI – Di contro il ministero ci informa che al 29 settembre 2016 i migranti sbarcati in quest’anno sono stati 132.044, mentre nel 2015 erano 131.841 e nel 2014 138.674. Ci avviamo dunque verso un record superiore a quello del 2014, ma soprattutto constatiamo che in tre anni sono sbarcati sulle nostre coste 400.000 migranti, che sono rimasti quasi tutti nel nostro paese e a nostro carico. Oltre a quelli che sono entrati in altro modo. È per questo che le strutture di accoglienza scoppiano e si pensa di utilizzare caserme dismesse o addirittura tendopoli. Mentre le comunità ove prefetti e sindaci pensano di allocare i migranti si rivoltano, come è successo di recente a Abano Terme (PD).

RENZI – Anche il premier Renzi, in giusta colluttazione con l’Europa sui temi dell’immigrazione, si è convinto che non è possibile accogliere tutti e sta cercando di stabilire accordi con gli Stati africani per effettuare i rimpatri di chi non ha diritto, vale a dire di oltre l’80% dei migranti sbarcati negli ultimi tre anni. Il capo di stato maggiore della Marina militare, Valter Girardelli, in audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, ha affermato che con la Libia, da dove partono la quasi totalità dei migranti, occorre stipulare accordi analoghi a quelli fatti con la Tunisia, dove però esisteva un governo regolare. C’è stato un accordo bilaterale, ci sono stati contatti, sono stati dati strumenti al governo tunisino per consentirgli di avere il controllo sul proprio territorio e esercitare effettivamente la propria sovranità nazionale sia nella costa che nelle acque internazionali. Sono state fornite motovedette, è stato dato addestramento. Risultato: da tre quattro anni il flusso dalla Tunisia è cessato. Per questo il Governo sta cercando di seguire la medesima strada con altri Stati dell’altra parte del Mediterraneo. È una strada lunga e difficile, ma è l’unica che può portare frutti concreti.

STRATEGIA – Sarebbe necessaria dunque una strategia comune e condivisa in Europa, per quanto riguarda gli interventi nei paesi di origine dell’immigrazione, ma anche una politica comune in Italia, con il concorso unitario di comuni e regioni. Che invece, come abbiamo visto, nei confronti del problema hanno un approccio diverso, a seconda delle posizioni politiche. Ma mentre l’Anci, tramite il Presidente Fassino, ha presentato al Governo una proposta, ritenuta equa, di redistribuzione dei profughi su tutto il territorio nazionale, le Regioni sono divise. Hanno chiesto un incontro urgente al premier Renzi, ma le posizioni dei governatori sembrano distanti e divise, come conferma il presidente veneto, Luca Zaia: “c”è molto dibattito tra i presidenti delle Regioni, il documento di Genova prevede richieste chiare come la reintroduzione del reato di clandestinità, la creazione di centri di identificazione ed espulsione e molto altro ancora. Su alcuni punti non c’è alcuna convergenza”.

Mentre a Roma si discute, Sagunto viene conquistata. È sempre la solita storia, in Italia non si riesce mai a decidere quasi niente, neppure sulle questioni più delicate e urgenti. Non mi sembra che le riforme predisposte da Renzi per rendere più governabile questo Paese rappresentino l’optimum, ma certo qualcosa bisogna pur fare, anche a livello ordinamentale, per consentire un iter legislativo e amministrativo più semplice, razionale ed efficace, e per permettere a un governo, centrale e locale, di portare a conclusione le linee fondamentali del suo programma, approvato dal parlamento o dai consigli rappresentativi delle collettività territoriali.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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