Altro smacco per l'accusa nel processo bis contro scienziati e funzionari

Terremoto dell’Aquila: Bertolaso assolto per non aver commesso il fatto. L’accusa, omicidio colposo e lesioni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Primo piano, Top News

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bertolaso

L’AQUILA – Nel cosiddetto processo bis per il terremoto che devastò L’Aquila nel 2009 il tribunale del capoluogo abruzzese ha assolto l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, per non aver commesso il fatto, dalle accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni. In sostanza Bertolaso era alla sbarra per aver organizzato un’operazione mediatica tesa a rassicurare falsamente la gente, operazione di cui ha parlato in una intercettazione con l’allora assessore abruzzese della protezione civile Daniela Stati, prosciolta, alla quale annunciava la convocazione degli esperti della commissione Grandi Rischi all’Aquila, il 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla tragica scossa del 6 aprile che ha fatto 309 vittime e oltre 1500 feriti.

Ancora un esempio di come funziona la giustizia in Italia e di come spesso l’accusa – cavalcando l’onda dell’opinione pubblica in merito a fatti eclatanti –  segua tesi e teorie che poi vengono completamente sconfessate. Ma intanto ci sono persone che sono state messe alla gogna, crocifisse e condannate in anticipo in talk show, requisitorie mediatiche e si rovinano carriere e la vita privata delle persone. Questo anche il caso del processo bis per il terremoto de l’Aquila, per il quale cala definitivamente il sipario sulle accuse alla Commissione Grandi Rischi. Si tratta di uno dei tanti filoni di inchiesta sul terremoto dell’Aquila che ha fatto il giro del mondo e il pieno di polemiche nel corso degli anni.

Il verdetto è arrivato dopo oltre tre ore di Camera di Consiglio. Il procuratore generale aveva chiesto tre anni di reclusione. “Mi inchino davanti ad un magistrato che è riuscito a mantenersi imparziale nonostante le pressioni”, è stato il commento di Bertolaso su Facebook dove ha caricato una sua foto con la polo della Protezione civile con la scritta ”Assoluzione per non aver commesso il fatto”. Quindi il richiamo a pensare alla prevenzione e non “a perdere tempo dietro inutili polemiche”, ricordando “le oltre 600 vittime provocate dagli ultimi 3 terremoti di questi anni”.

Duro il commento dei familiari delle vittime: “Si tratta di una sentenza già scritta che ci prende per i fondelli”. L’unica condanna, in quello che erroneamente è stato definito il processo alla scienza, quando invece l’accusa ha ribadito a più riprese che si trattava della sottovalutazione del rischio sismico, a due anni, nei tre gradi di giudizio è stata quella inflitta all’allora vice capo della protezione civile Bernardo De Bernardinis: per i giudici ha indebitamente rassicurato gli aquilani con una dichiarazione al termine della famosa riunione. In questo processo fu clamorosa la condanna a sei anni per i sette componenti della Commissione, tra cui scienziati di fama mondiale. Poi tutti assolti tranne De Bernardinis.

Nel filone bis il giudice Giuseppe Grieco, al suo ultimo processo perché domani va in pensione, ha ritenuto giuste la tesi della difesa di Bertolaso, rappresentata dall’avvocato Filippo Dinacci, che nel corso dell’arringa ha spiegato che “le intercettazioni inutilizzabili non sono valide per fini probatori ma solo per scopi investigativi, quindi non ci sono prove sulla colpevolezza di Bertolaso”.

Commentando l’assoluzione Dinacci ha poi sottolineato che “si tratta di un atto di giustizia perché questo processo non si doveva nemmeno iniziare”. Il tribunale ha bocciato la tesi accusatoria del procuratore generale della corte d’appello, Romolo Como, il quale dopo due richieste di archiviazione da parte del pm Fabio Picuti, impugnate dalle parti civili, ha avocato a sé il procedimento disponendo anche un supplemento di indagine. Il prossimo 6 ottobre sarebbe comunque intervenuta la prescrizione alla quale Bertolaso ha prima detto di voler rinunciare per fare poi dietrofront. “È una assoluzione che fa cadere le braccia”, hanno commentato con toni polemici gli avvocati di parte civile, Angelo Colagrande e Stefano Parretta per cui “si è partiti da una richiesta di archiviazione e si è arrivati a una sentenza in tempo utile. C’è comunque delusione perché la procura aveva chiesto 3 anni”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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