Le dichiarazioni della padrona dell'appartamento

Omicidio Ashley Olsen: testimone, l’ex non le mise le mani al collo

di Redazione - - Cronaca

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FIRENZE – Quando il pittore Federico Fiorentini trovò il cadavere della fidanzata Ashley Olsen “non le mise mai le mani intorno al collo” ma fece manovre sul corpo per tentare di rianimarla, suggerite via telefono dal 118, come “la respirazione bocca a bocca, mettendo una mano vicino al naso”. Così, in alcune affermazioni, la padrona di casa dell’appartamento affittato dalla 35 enne americana nell’Oltrarno di Firenze, trovata strangolata il 9 gennaio scorso. La testimone ha ricostruito, stamani, davanti alla corte di assise di Firenze i momenti dell’accesso alla casa, quando vi accompagnò il fidanzato da cui Ashley si era lasciata pochi giorni prima.

Il pm Solinas le ha chiesto le modalità con cui avvenne l’ingresso nell”abitazione e anche come si svolse la manovra di trasferimento del cadavere, da parte del Fiorentini, di Ashley dal soppalco, dove la ritrovò, al piano, dove c’era il divano su cui pose il cadavere. Domande anche su una sedia trovata rotta nella casa. Nelle sue domande la difesa dell’unico imputato, per omicidio volontario – il senegalese Cheik Diaw assistito dagli avvocati Antonio Voce e Federico Bagattini – ha voluto soffermarsi anche su questo particolare dell’azione di Fiorentini nella casa: cioè se avesse messo le mani intorno al collo di Ashley. Un aspetto importante, per la difesa, rispetto al ritrovamento di Dna di Fiorentini – che a sua volta verrà sentito come teste nelle prossime udienze – sul collo e sui capelli della donna. In quei momenti “non le mise mai le mani intorno al collo”, ha risposto la proprietaria dell’immobile.

All’avvocato della famiglia Olsen, Michele Capecchi, la proprietaria ha però risposto, a un’altra domanda, dicendo che Fiorentini pose “mani intorno alla faccia”, “vicino al naso” della vittima “per praticare la respirazione bocca a bocca”. Sempre dalla testimone è emerso che quando entrò nella casa insieme al Fiorentini “nell’appartamento c’era luce perché gli scuri delle persiane erano aperti”. Un ricordo che cozzerebbe con i racconti del padre e di un amico riguardo al fatto che il giorno prima, in ore di luce naturale, avevano notato gli stessi scuri tenuti chiusi. Nell’udienza odierna è tornato anche il tema di messaggi su Facebook transitati dal cellulare di Fiorentini: ma la polizia postale non ha potuto localizzare quale cella telefonica agganciò l’apparecchio mobile mentre riceveva traffico.

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