Dopo un anno dall'entrata in vigore della legge

#la buona scuola: 2 insegnanti su 3 bocciano la riforma, indagine del sindacato Gilda

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Gli insegnanti bocciano la “Buona Scuola”: 2 su 3 giudicano negativamente la nuova figura del dirigente scolastico, il comitato di valutazione e il bonus di merito. E’ quanto emerge dall”indagine “Un anno di Buona Scuola: la riforma all”esame degli insegnanti”, realizzata dalla Swg per la Gilda e presentata in occasione della Giornata Mondiale dell’Insegnante istituita dall’Unesco.

La ricerca, condotta su un campione rappresentativo di insegnanti intervistati telefonicamente e online dal 14 al 21 settembre, mostra che per il 77% la riforma non avrà effetti positivi per la professione (il 45% risponde “per niente”, il 32% “poco”). Ancora più alta la percentuale di docenti secondo i quali la legge 107 non avrà effetti positivi, o li avrà scarsi, sulla qualità dell”insegnamento: 81%, di cui il 46% “per niente” e il 35% “poco”.

Riguardo al nuovo ruolo del preside, il 67% degli intervistati ritiene che sia stato rafforzato in modo negativo, penalizzando il ruolo dei docenti e la libertà di insegnamento. Per il 43% del campione il preside dovrebbe essere affiancato da un coordinatore della didattica eletto dal Collegio dei Docenti, mentre per il 38% dovrebbe essere eletto, distinguendo la funzione di gestione didattica da quella amministrativa affidata a un manager. I due terzi degli intervistati non condividono poi che del Comitato di valutazione facciano parte studenti, genitori e soggetti esterni.

Il bonus di merito assegnato dal dirigente scolastico non incontra grossi favori: il 67% è contrario a questa forma di premio e secondo il 79% il bonus accentuerà situazioni di conflitto e di inutile competitività tra i docenti. Appena il 5% degli interpellati è favorevole al meccanismo della chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici. Riguardo all’assegnazione delle sedi ai docenti, per il 46% dovrebbe avvenire tramite graduatoria con regole nazionali come avveniva prima della riforma.

Spaccatura, invece, sulle nuove ipotesi di gestione della carriera: secondo il 23% va articolata in classi di merito cui attribuire una differenza stipendiale; per un altro 23% la carriera deve essere legata prioritariamente alle funzioni svolte nella scuola e al curriculum; il 21% ritiene che il riferimento principale debba essere l”anzianità di servizio con il riconoscimento di specifiche funzioni attribuite con il superamento del concorso; secondo il 17% la carriera deve essere legata soltanto all”anzianità di servizio e per il 12% alla valutazione ottenuta all’interno della scuola dove si lavora.

Per un docente su due la formazione obbligatoria passa per un aumento di stipendio – il 55% infatti, ritiene che l”obbligatorietà sancita dalla legge 107 sia giusta solo se definita nelle modalità e nella quantità attraverso un nuovo contratto di lavoro che comprenda adeguati incrementi stipendiali. E il 44% avrebbe preferito un aumento di stipendio alla card di 500 euro per l’aggiornamento e la formazione professionale. In merito al tirocinio di 3 anni post laurea, infine, il 43% lo considera di fatto un modo per utilizzare i giovani a basso costo.

“Il sondaggio dimostra senza ombra di dubbio che la maggior parte dei docenti condanna i punti fondamentali della legge 107, ritenuti inutili e dannosi” commenta il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio secondo il quale “se il Governo intende recuperare il rapporto di fiducia con il mondo della scuola deve fare retromarcia su chiamata diretta, valutazione e bonus del cosiddetto merito”.

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Camillo Cipriani

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