Si cerca di far lavorare i profughi

Migranti: Alfano &soci hanno un’idea mirabolante, arruoliamoli nel servizio civile

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Stampa Stampa

26593-immigrati

Tutte le analisi, i numeri, le critiche, i timori della gente, l’affanno delle istituzioni, il lavoro incessante di prefetture, comuni, volontari e Forze dell’ordine per sopportare il peso dell’accoglienza dei migranti che Firenzepost ha illustrato in molti articoli negli ultimi mesi trovano conferma in un documentatissimo articolo di Marco Ludovico, un giornalista del Sole 24 Ore che ho conosciuto bene da prefetto di Torino e di Firenze, con il quale ho avuto molteplici scambi di notizie, opinioni e idee, constatando alla fine che ci trovavamo più o meno sulla stessa lunghezza d’onda.

Ludovico, molto addentro alle segrete stanze del ministero dell’Interno, riferisce che per qualche migliaio di rifugiati, forse 3.000, c’è l’ipotesi d’inserirli nel servizio civile. Sicuramente meglio questa soluzione che tenerli a far niente mantenuti e spesati di tutto punto, con vestiti adeguati, telefonini di ultima generazione, in appartamenti, edifici o alberghi, nutriti e coccolati dalle associazioni di volontariato (interessate al business anche finanziariamente) a spese dello Stato, cioè di tutti noi. Cosa che non avviene, e le immagini di molte inchieste televisive lo testimoniano, per molti anziani, famiglie di italiani costrette a fare i salti mortali, a tirare la cinghia, a vivere in auto, a trasferirsi da parenti per mancanza di aiuti adeguati.  Mentre si assiste al dispendio enorme dei fondi per l’immigrazione, l’asilo, profughi e rifugiati.

Ma torniamo al dunque: il progetto citato è in discussione insieme a quello di consentire ai rifugiati forme di training in azienda e le grandi linee sono in fase di definizione tra i ministeri del Lavoro, dell’Interno e la Presidenza del Consiglio. Lo aveva in fondo preannunciato Matteo Renzi a New York il 19 settembre: «Bisogna evitare che chi viene qui in attesa di essere giudicato rifugiato stia a passare il tempo senza fare niente. Perché questo crea anche insofferenza». Interpretando alla perfezione il sentimento degli italiani, una buona parte dei quali preferirebbe per la verità una minore apertura all’accoglienza, che in definitiva pesa ormai solo sulle spalle dell’Italia. E checché ne dicano il Vaticano e la Boldrini, il nostro Paese non può certo sostenere il peso dell’arrivo di tutta l’Africa. Quindi occorre darsi una regolata.

Il primo aspetto del progetto si è sviluppato in un confronto tra i ministeri interessati e Confindustria, per definire l’accesso dei rifugiati a training aziendale, formazione professionale e altri percorsi nelle imprese.

Per quanto riguarda il servizio civile occorre prevedere in quali modi i rifugiati possono entrare nel Sistema nazionale. Il costo dello Stato preventivato per ognuno di loro è di 54o euro al mese; nella globalità dei 3mila migranti si arriva a circa una ventina di milioni in un anno. Le risorse sono ricavate dal Fami (fondo asilo, migrazione e integrazione): soldi provenienti dall’Unione europea con destinazione specifica ed esclusiva, quindi non utilizzabili altrimenti. Il Fami riguarda la «gestione integrata della migrazione, sostenendo tutti gli aspetti del fenomeno migratorio, incluso l’asilo, la migrazione regolare, il rimpatrio dei cittadini stranieri e l’integrazione».

L’ipotesi è di farlo partire entro l’anno. Gli interessati al progetto dovranno avere, come gli italiani, un’età compresa tra i 18e i 28 anni. Le procedure legate alla selezione, alla destinazione e all’elenco di enti e istituzioni impegnati sono tra gli aspetti più importanti in fase di studio. Certo, 3mila rifugiati non sono una cifra mastodontica. Ma sarebbe comunque una quota di stranieri, non clandestini e con tutti i diritti di presenza sul territorio, coinvolti in un impegno concreto e sottratti al «passare il tempo senza fare niente», come dice Renzi. Ma che entrerebbero in concorrenza diretta con i nostri giovani che, oppressi dalla disoccupazione, trovano anche nel servizio civile uno sbocco, sia pure provvisorio.

Quanto ai migranti l’articolo citato riporta le cifre aggiornate a ieri del ministero dell’Interno: gli sbarchi dall’inizio dell’anno sono pari a 139mila3oo stranieri ( + 5% rispetto al 2015). In realtà non sono questi i dati più preoccupanti per il Viminale. La cifra critica è quella degli immigrati in accoglienza: 159.468 a cui vanno aggiunti per lo meno 2omila minori non accompagnati. Dunque in totale sono  18omila i migranti ospitati tra strutture temporanee, hotspot, centri di prima accoglienza e Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che fa capo ai Comuni). Con ogni probabilità quest’anno verrà battuto ogni record e si supererà il tetto delle 2oomila persone. E il sistema è alle corde, con i pagamenti per i gestori dei centri temporanei fermi al 31 marzo scorso. In attesa che la Ue si decida una buona volta a realizzare una politica dell’immigrazione puntuale e stringente per tutti gli Stati membri. Ma Renzi ha già capito che, per ora, l’Italia dovrà contare sulle sue sole forze, con qualche aiuto finanziario derivante dall’utilizzo dei fondi europei.

Tag:, , ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.