La situazione illustrata dalla Federazione dei dottori

Medici di famiglia: una professione in via d’estinzione

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Salute e benessere, Top News

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ROMA – Entro sette anni 20 milioni di italiani potrebbero rimanere senza il proprio dottore di fiducia. Perché tra numeri troppo chiusi per i giovani che vogliono aprirsi uno studio di medicina generale e vecchi camici bianchi in fuga da una professione strangolata dalla burocrazia che non li soddisfa più, entro il 2023 verranno a mancare 16 mila medici di famiglia.

Un fenomeno diffuso in tutta Italia, anche se i numeri sono più allarmanti a Nord. In Piemonte, ad esempio, nei prossimi sette anni lasceranno lo studio 1173 medici di famiglia, in Lombardia 2776, in Veneto 1600, in Liguria 527, in Toscana 1077. I numeri sono stati diffusi al congresso nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia. Da oggi al 2023 andranno in quiescenza 21.700 medici di famiglia. le Regioni che programmano l’accesso alla professione non vanno oltre i 900 borsisti l’anno, mentre le uscite marciano al ritmo più che triplo: oltre tremila camici bianchi ogni dodici mesi.

La formazione dei giovani specialisti la fa l’università, che per questo riceve lauti finanziamenti e che, nonostante il numero chiuso, ha tutto l’interesse a mantenere più cattedre possibili. Quella dei futuri medici di famiglia è invece a carico delle Regioni. Che da un lato tirano i cordoni della borsa, dall’altro – insieme al governo centrale – pensano a un nuovo modello di assistenza per il futuro dove il primo punto di contatto per il cittadino sul territorio non sarà più il medico di base ma infermieri e tecnici della riabilitazione, con alle spalle équipe mediche pronte a intervenire alla bisogna. Un sistema che si pensa possa far limitare le prescrizioni e, quindi, produrre risparmi.

Ma questi problemi essenziali degli italiani non rientrano fra le priorità del governo Renzi, che adesso è concentrato solo a guadagnare consensi per vincere la battaglia del referendum istituzionale, diventata cruciale per lui, ma non certo per gli italiani, che di queste riforme non si interessano e che da queste riforme non avranno alcun beneficio. Sono questioni che appassionano soltanto la casta politica, soprattutto quella attualmente dominante, che cerca così di distrarre l’attenzione della popolazione dalle vere esigenze, che il governo sarebbe chiamato a soddisfare, finora senza alcun risultato.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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