Aiuti agli studenti poveri e meritevoli

Pensioni: il governo lancia lo ‘student act’ ma rinvia il tema della previdenza per i giovani

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Il sottosegretario Tommaso Nannicini

Il sottosegretario Tommaso Nannicini

ROMA – In merito all’accordo siglato fra governo e sindacati in tema pensionistico si susseguono le precisazioni e gli interventi da parte di esponenti sindacali e dell’esecutivo. Il sottosegretario alla presidenza, Tommaso Nannicini spiega così il rinvio del tema della pensioni per i giovani: “Fase due non significa rimandare alle calende greche, ma partire pragmaticamente dai problemi più pressanti per poi aprire un confronto serio su una riforma strutturale del sistema contributivo”.  E garantisce “l’avvio di un percorso serio di revisione del metodo di calcolo contributivo”. L’idea, afferma, è “unire al taglio del cuneo contributivo e al rilancio della previdenza complementare anche una nuova pensione contributiva di garanzia. Sarà uno zoccolo duro, legato agli anni di contributi e all’età di uscita, per garantire che anche pensioni basse siano adeguate e per evitare che i giovani di oggi diventino i poveri di dopodomani”. L’Ape “sarà un’opportunità in più per chi vuole gestire in modo flessibile il passaggio dal lavoro alla pensione, alla fine i costi saranno più bassi di quelli che si dicono, ma è presto per fare numeri”.

Precisa poi che lo Student Act (solita mania di parlare in inglese del governo Renzi, ma fa fino, tipo Obamino), premierà merito e bisogno, con interventi sulla no tax area in tutte le università e borse di studio per chi ha l’Isee basso. Mentre il fattore famiglia, per i nuclei con figli, è un tema importante, ma il luogo giusto dove parlarne è la riforma strutturale dell’Irpef, che Renzi ha sempre annunciato per il 2018″.

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato osserva: “Il governo ha fatto lo strano preannuncio di uno students act dedicato, se si è bene inteso, alle future pensioni dei giovani. Si mescolerebbero in esso misure responsabilizzanti come la maggiore libertà di scelta tra primo e secondo pilastro e misure deresponsabilizzanti come la ipotesi di una pensione minima garantita. Questa invero c’è già ed è la pensione sociale portata da Berlusconi al milione di lire ora tradotte e rivalutate in euro. Ne discuteremo ma ciò che conta è incoraggiare fiscalmente l’accumulo di contributi, i versamenti volontari per coprire periodi di studio o non lavoro nella previdenza obbligatoria, la destinazione di parti del risparmio a quella complementare. E a monte di tutto includere i giovani nel mercato del lavoro integrando finalmente scuola ed esperienza pratica dopo tanti anni di blocco ideologico al riguardo”.

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Camillo Cipriani

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