Per sfuggire alle avances dell'aggressore

Sammommè: la donna marocchina era fuggita nel bagno, ma l’aggressore ha appiccato il fuoco

di Redazione - - Cronaca

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2016-10-06-photo-00001948PISTOIA – Aveva cercato riparo in un bagno al seminterrato della sua abitazione. Ma quella stanza si è trasformata in una trappola dopo che quello che credeva un amico ha provocato deliberatamente un incendio davanti alla porta dello stesso bagno, usando una bombola di gas. Così, secondo la ricostruzione fatta dalla polizia, è morta la 28enne marocchina, deceduta giovedì nel rogo sviluppatosi nella sua abitazione a Sammommè, frazione collinare di Pistoia. Quel bagno, all’interno del quale si era chiusa a chiave, aveva solo una piccolissima finestrella, di circa 20 centimetri. Da lì col cellulare ha chiesto aiuto al 112 che, per competenza territoriale, ha passato la richiesta al 113: l’invio dei soccorsi, è stato spiegato, è stato immediato ma causa la distanza dell’abitazione, ci sono voluti 20 minuti prima che arrivassero. La donna è stata trovata morta carbonizzata dai vigili del fuoco.

Riguardo al movente il pachistano fermato, A.H., 28 anni, richiedente asilo, nella sua confessione avrebbe sostenuto che la donna non voleva rendergli il passaporto: la polizia spiega però che al momento non ci sono riscontri a quanto riferito dall”uomo. Gli investigatori ritengono piuttosto che fosse invaghito della vittima e che abbia tentato un approccio, rifiutato dalla donna. Fatto è che ci sarebbe stata una lite e che la donna è andata a rifugiarsi in bagno. Il pachistano, questa la ricostruzione, ha allora preso una bombola di gas dalla cucina, l’ha messa davanti alla porta dello stesso bagno e poi ne ha tagliato il tubo con un coltello. Quindi ha dato fuoco a un giornale e lo ha buttato per terra vicino allo stessa bombola ed è scappato. Salvo poi, “per crearsi un alibi”, hanno ribadito gli investigatori in conferenza stampa, presentarsi tra i primi soccorritori oltre a chiamare lo stesso marito della vittima, anche lui marocchino, per avvertirlo che doveva accorrere subito. A.H. conosceva la coppia da un po’: da circa un anno viveva di fronte alla loro abitazione, ospite dell’albergo Arcobaleno che accoglie un’ottantina di richiedenti asilo, e aveva stretto amicizia con loro.

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