La proposta della Senatrice maria Spilabotte, Pd

Prostituzione: una proposta di legge per disciplinarla. Regole amministrative, fiscali e sanitarie

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – «La prostituzione in sé non deve essere ritenuta un reato e chi decide liberamente di prostituirsi in casa deve poterlo fare». E’ il presupposto sul quale si basa il ddl elaborato dalla senatrice Pd e vice presidente della commissione Lavoro, Maria Spilabotte, che da qualche giorno è stato messo all’ordine del giorno delle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia a palazzo Madama. “E’ il concreto inizio dell’iter – ha sottolineato Spilabotte – che vedrà la discussione congiunta dei diversi testi sulla materia sulla quale é necessario intervenire. Si tratta  di combattere ogni tipo di sfruttamento, ma al contempo di regolamentare l’attività di coloro che scelgono volontariamente di prostituirsi, anche costituendo cooperative di sex workers, assicurando loro gli stessi diritti e doveri degli altri lavoratori, dall’assicurazione sanitaria e previdenziale al pagamento delle tasse”.

La legge incoraggia “l’individuazione di regole minime che indichino dove si può e dove non si può esercitare”, la prostituzione. In questo senso la legge affida alla “forte assunzione di responsabilità degli amministratori locali per individuare”, ad esempio, le “aree verso le quali incoraggiare il trasferimento dell’esercizio della prostituzione”.

Per esercitare l’attività occorre un’autorizzazione che si ottiene semplicemente con una comunicazione alle Camere di commercio. È richiesta la certificazione facoltativa di sana e robusta costituzione, mentre, all’articolo 7 è previsto come obbligatorio l’uso del profilattico, anche se, osserva Spilabotte, è un obbligo di “difficile rilevazione da parte degli organi di controllo”, ma rappresenta un fondamentale presidio per la prevenzione e la trasmissione di malattie sessuali. La proposta ipotizza inoltre che il “costo semestrale dell’autorizzazione, di 6.000 euro per l’attività full-time e 3.000 per quella part-time, rappresenta un giusto costo, considerando che su centocinquanta giorni lavorativi si pagherebbe una cifra di circa 20 euro al giorno che è già al disotto del prezzo medio per prestazione stabilito in almeno 30 euro”.

 

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Pierluigi

    |

    Qualunque provvedimento si prenda resta solo una soluzione:
    siamo sempre in un bel casino, alla faccia del 1958.

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