Le spese finite nel mirino dei giudici

Rimborsopoli: dopo le assoluzioni di Cota e Marino il punto sui casi degli scontrini dei politici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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ROMA – Tempo di bilanci sull’era di ”Rimborsopoli”, dopo le assoluzioni dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino e dell’ex presidente della Regione Piemonte Roberto Cota, una ”doppietta” di proscioglimenti che ha spinto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini a chiedere ai pm un maggior rigore nel valutare la sostenibilità delle accuse a carico dei politici sospettati di aver speso illecitamente i soldi dei cittadini destinati al corretto svolgimento delle loro funzioni istituzionali.

Il caso più eclatante venne a galla nel 2012 con il caso delle spese da oltre un milione dell’allora capogruppo Pdl alla Regione Lazio. E’ l’inizio di un filone giudiziario, secondo solo alle  mazzette di ”Tangentopoli” – che fecero implodere la Prima Repubblica – e che fa luce sullo shopping e le amenità varie che presidenti e consiglieri regionali mettono in conto ai contribuenti.

In poco più di quattro anni, i pm hanno aperto i riflettori e passato sotto la lente scontrini e ricevute che in base alla legge dovevano certificare spese di rappresentanza e attività politica nel segno del buon governo. Le indagini hanno scoperchiato una realtà diversa che coinvolge la quasi totalità delle Regioni. Passati al setaccio giustificativi di spesa per oltre 20 milioni di euro, utilizzati per l’acquisto di Suv, viaggi di lusso, cene, borse firmate, trasferte con l’amante e chi più ne ha più ne metta.

Una rapida e non esaustiva carrellata delle inchieste indica che molti processi sono ancora aperti in primo grado, alcuni lo hanno da poco concluso, il numero degli indagati si è sgonfiato, i pm annunciano ricorsi contro le assoluzioni. Quel che è certo è che i soldi sono stati spesi. In alcuni casi gli imputati li hanno restituiti. La Corte dei Conti pretende il risarcimento del danno erariale ed è più severa dei giudici ordinari un po’ propensi a considerare le spese pazze una scelta della politica.

Piemonte – Il processo di primo grado si è chiuso con dieci condanne e quindici assoluzioni. Quasi tutti hanno indennizzato la Regione per un totale di 2,4 milioni di euro. La Procura farà ricorso. Il gup ha emesso 4 condanne. Nel processo bis, a esponenti in prevalenza del centrosinistra della giunta Chiamparino, sono stati tutti assolti.

Lombardia – Gli ex consiglieri avevano diritto, con norme abolite, ad un rimborso di circa 3500 euro al mese per “trattamento di missione”, e alla “diaria” che arrivava anche a 2.500 euro mensili. Si sommavano agli 11 mila euro netti di stipendio. Non contenti si sarebbero fatti rimborsare spese per tre milioni di euro. Per questo 56 consiglieri ed ex consiglieri sono sotto processo. In tre sono stati già condannati.

Marche – Solo cinque degli iniziali 55 indagati sono stati rinviati a giudizio. La Procura non ha riscontrato delle vere e proprie ”spese pazze” ma una sistematica distrazione di fondi per 300mila euro nel periodo 2008-2011.

Friuli Venezia Giulia – Ad aprile, vengono assolti 18 ex consiglieri accusati di aver sperperato 350mila euro in spese varie. Secondo il Gup si tratta di un caso diverso da quello di chi prende i soldi dalla cassa del suo gruppo politico e lo versa sul suo conto. Insomma c’è tolleranza per viaggi, profumi, pneumatici, acquisto di pesce e gioielli. Ma la Corte dei Conti non ci sta a chiudere un occhio e chiede il risarcimento.

Valle d’Aosta – Assolti i 24 politici per i quali erano stati chiesti 30 anni di carcere per 600 mila euro di multa.

Abruzzo –  Chiesto a settembre il processo per tre amministratori, accusati dalla Procura di Roma di peculato e truffa aggravata per l’utilizzo improprio della carta di credito regionale. I fatti sono del 2009-2011. L’inchiesta, in due tranche, venne a galla nel gennaio 2014.

Emilia Romagna – A processo 41 consiglieri per spese relative al 2010-2011. Per ora sono stati assolti in nove, condannati in tre e in venti attendono di sapere come va a finire. I giudici hanno ”punito” solo chi ha fatto spese abnormi con falsi giustificativi, facendo rientrare gli altri acquisti in una pratica consentita dalla discrezionalità della politica.

Sardegna – Processo in corso per una consigliera rinviata a giudizio per 81mila euro di rimborsi dal 2004 al 2009.

Questi i casi principali. La magistratura è stata benevola, la Corte dei conti un po’ meno e richiede, giustamente, che i politici restituiscano quello che hanno speso ingiustificatamente, secondo i giudici del controllo contabile.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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