Inviata nel 1988, attaccava la cecità politica della città

Firenze, inedita lettera di Oriana Fallaci all’allora sindaco Bogianckino: «Negato il gonfalone al funerale di mio padre»

di Redazione - - Cronaca, Cultura, Top News

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E' autentica la firma in calce al testamento di Oriana Fallaci,

Un’immagine di Oriana Fallaci

FIRENZE –  «Naturalmente avrei preferito il gonfalone di Firenze dove mio padre combattè così eroicamente durante la Resistenza e insieme a molti continuo ad affermare che lo meritasse. Ma comprendo che nemmeno un uomo sensibile e un sindaco intelligente può vincere a volte les impasses dell’altrui cecità». Così il 15 febbraio 1988 Oriana Fallaci scrisse da New York all’allora sindaco di Firenze, Massimo Bogianckino, in una lettera inedita, alcuni giorni dopo il funerale del padre partigiano Edoardo Fallaci. Con quella lettera la giornalista ringraziò Bogianckino per la corona  d’alloro inviata e al tempo stesso polemizzò contro la cecità di chi  aveva negato il gonfalone.

Un rimprovero indirizzato da Oriana Fallaci in particolare alla maggioranza comunista di quel quadripartito sperimentale (Pci, Psi, Psdi, Pli) che dal 1985 sosteneva a Palazzo Vecchio il sindaco Bogianckino. La lettera, inedita, è conservata nell’archivio della Fondazione Turati  ed è stata presentata oggi in Palazzo Vecchio dallo storico Zeffiro Ciuffoletti nel corso della presentazione del suo libro dedicato al  grande musicologo che volle governare la città toscana («Massimo  Bogianckino sindaco di Firenze 1985-1989», edizioni Franco Angeli,
pagine 169, euro 24). Un’iniziativa organizzata dalla presidente del Consiglio comunale Caterina Biti con il sindaco Dario Nardella.

Oriana Fallaci era appena tornata dall’aver seppellito il padre Edoardo nel cimitero degli Allori dove oggi lei stessa riposa dal settembre 2006. «Caro Professore – scrisse a ‘Bociankino’ non senza due distratti refusi nel cognome – grazie della corona d’alloro che mandò pei funerali di mio padre. Ne ho portato un ramo a New York e lo tengo nel mio living-room per consolarmi». Edoardo Fallaci veniva da un glorioso passato di antifascista. Azionista, aveva militato nella Resistenza con le Brigate Giustizia e Libertà ed era stato catturato e torturato a Villa Triste dai fascisti della banda Carità. Alla figlia, che seguendo le orme del padre era stata staffetta partigiana decorata per questo nel 1943 dall’esercito italiano, premeva dunque che la sua città gli tributasse gli onori dovuti a un combattente. Invece era andata così solo in parte e per esclusivo merito di Bogianckino che aveva appunto mandato una corona. Nella lettera la giornalista non manca di farlo polemicamente notare.

«Appena il mio editore lo avrà stampato – concluse Fallaci – Le invierò il testo del breve discorso che pronunciai durante i funerali, così  capirà meglio chi era quel cittadino eccezionale e potrà spiegarlo a chi s’è opposto a concedere per qualche ora il gonfalone. Grazie  ancora a Lei che aveva capito».

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