Un comunicato e un incontro con i sindacati

Moda, la maison di Emilio Pucci annuncia: «Lasceremo Firenze». I 50 dipendenti trasferiti a Milano

di Redazione - - Cronaca, Economia

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emilio-pucciFIRENZE – In chi ha conosciuto il marchese Emilio Pucci, scomparso 24 anni fa, l’annuncio della casa di moda che porta il suo nome non non può non suscitare un velo di tristezza. Ma così è: la Maison Emilio Pucci lascia Firenze. L’annuncio in un comunicato stampa: «La decisione della Emilio Pucci di trasferire i dipendenti della sede fiorentina negli uffici di Milano è stata presa – si legge nella nota – per riunire tutte le funzioni non produttive in un’unica sede. L’obiettivo è creare una maggiore efficienza e una migliore sinergia operativa».  L’attività di Emilio Pucci, si sottolinea ancora, si concentrerà su due poli: uno produttivo, a Bologna, e l’altro, creativo e commerciale a Milano. Ai dipendenti della sede fiorentina sarà proposto il trasferimento a Milano.

La Maison Emilio Pucci fu fondata nel 1947 dal marchese Emilio Pucci, da sempre legatissimo a Firenze dove morì, nel 1992. Già da due anni prima, nel 1990,  la figlia Laudomia, prese le redini dell’azienda di famiglia e nell’aprile del 2000 ha stretto un’alleanza tra la famiglia Pucci e Lvmh. Nel 2015 Massimo Giorgetti viene nominato direttore creativo, continuando e innovando la tradizione di
artigianato italiano, lusso, colore e design della Maison. E’ sua l’ultima collezione primavera-estate 2017, presentata poche settimane fa a Milano, celebrando il jersey, materiale caro alla maison.

Il marchese Emilio Pucci di Barsento, che si considerava soprattutto un sarto, raggiunse il massimo del successo all’inizio degli anni 60, con un riconoscibilissimo uso della stampa. Nel jet set internazionale i suoi chemisier a colorate e moderne fantasie, fecero furore: li indossavano Lauren Bacall, Jacqueline Kennedy e Marilyn Monroe, che fu perfino sepolta con un vestito di Pucci.  Ai 50 dipendenti è stata inviata una comunicazione nella quale si dice che da marzo 2017 saranno trasferiti. Ai sindacati è stato spiegato che la decisione rientra in una strategia di miglioramento della comunicazione dell’azienda.

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