Aumentano sempre più le pantere grigie che si rifugiano all'estero

Pensioni: sono mezzo milione i connazionali con assegno italico (Inps) emigrati all’estero

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – L’Istat ci ha detto che nell’era di Renzi i giovani emigrano dall’Italia, oltre 100.000 all’anno vanno a cercare lavoro e fortuna all’estero, nonostante i mirabolanti effetti del Jobs Act vantati dal premier, ormai svaniti, ma di cui nessuno evidentemente si accorge. Se ne vanno i giovani, arrivano centinaia di migliaia di migranti mantenuti sontuosamente a spese nostre, ma espatriano anche i pensionati, tartassati, spremuti fiscalmente dal governo che taglia gli assegni Inps a chi li ha conquistati dopo decenni di sacrifici.

Alla «fuga dei cervelli», dunque, si aggiunge, ormai da anni, anche quella dei pensionati. Che scelgono paesi che li trattano meglio dal punto di vista fiscale e del welfare, che non buttano miliardi per l’accoglienza ai migranti, lasciando nell’indigenza e nelle ristrettezze gli anziani. Vanno in Portogallo, alle Canarie, in Bulgaria, Tunisia, Polonia, Ucraina, Romania, in Asia, Oceania, Nord o Sud America, ovunque pur di sfuggire alle angherie del governo e di Boeri.

Si stima che i pensionati italiani fuori dai nostri confini siano oltre 473mila (dal 2011 al 2014 si sono trasferiti all’estero più di 16mila connazionali con in tasca l’agognato assegno), che si godono la pensione in più di 150 Stati diversi. Il 70 per cento sceglie altri Paesi europei, seguono America del Nord e Sudamerica. Sempre più gettonati, però, sono Oceania, Africa e America centrale. Nel 2015 sono fuggiti dall’Italia oltre 5mila pensionati. Nel 2014 sono stati 5.345, il 65 per cento in più rispetto all’anno precedente, spaventati dalle politiche e dagli annunci del governo e dell’Inps. In 13 anni, dal 2003 al 2015, il numero delle pensioni liquidate in un anno è passato da 494mila del 2003 a 286mila del 2015 (ma solo per via delle riforme che hanno aumentato l’età media per la pensione da 59,7 anni del 2003 ai 62,7 del 2015). L’Inps eroga attualmente all’estero trattamenti pensionistici  per oltre 1 miliardo di euro all’anno .

Nel 2015 risultano in aumento i pagamenti in Spagna (più 22 per cento) ma soprattutto in Polonia (più 105,2 per cento), Romania (152,8), Bulgaria (223,6) e Ucraina (più 307). In salita anche quelle pagate in Grecia, Gran Bretagna e Austria. In ribasso, invece, i trattamenti pensionistici in Francia (meno 16,7 per cento), Belgio (meno 13,6) e Svizzera (meno 1,3). I Paesi prevalentemente scelti dai pensionati italiani sono Portogallo (anche se in calo), le Canarie, ma anche Romania, Albania e Bulgaria. In forte aumento Polonia e Ucraina.

In questi Stati c’è un regime fiscale vantaggioso. Le Canarie offrono un bonus per chi ha figli o coniuge a carico, mentre per chi apre un’impresa la tassazione parte dal 15 per cento. Chi ha una pensione minima, poi, non deve presentare nessuna dichiarazione dei redditi. L’aliquota ordinaria dell’Iva è al 7 per cento (da noi al 22). Inoltre, esistono sgravi per l’affitto della casa e la benzina costa 80 centesimi al litro. Quanto al Portogallo, per il pensionato straniero che ci va a risiedere per 183 giorni l’anno, le tasse sulla pensione spariscono per dieci anni. In Bulgaria, poi, grazie agli enormi vantaggi fiscali, si può vivere benissimo anche con un assegno pensionistico di 800 euro al mese. E per chi riesce a farsi accreditare la pensione in loco, la tassazione è appena del 10 per cento. Un discorso simile vale per la Tunisia, che ai pensionati italiani concede un’esenzione fiscale dell’80 per cento e una copertura sanitaria totale.

Per porre un freno alla «fuga del pensionato» che va ad arricchire gli altri Paesi, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è ricorso addirittura alle minacce, auspicando una norma che disponga di non pagare ai pensionati residenti all’estero la parte non contributiva delle loro prestazioni. Legittimando così un furto di Stato, ma non ci sorprendiamo. Le proposte stravaganti di Boeri sono all’ordine del giorno. Temiamo però che possano in futuro essere accolte da un governo che ha già tagliato illegittimamente la perequazione delle pensioni più alte, disattendendo una sentenza della Consulta.

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Camillo Cipriani

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