Ritenute non sufficienti le prove

Firenze, grandi opere: Ercole Incalza, accusa di associazione a delinquere archiviata dal gip

di Redazione - - Cronaca, Economia

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Ercole Incalza

Ercole Incalza

FIRENZE – Non bastano le prove. E il gip di Firenze Angelo Pezzuti archivia, anche su richiesta dei pm, pezzi dell’inchiesta Sistema del Ros con numerose ipotesi di corruzione, turbativa, frode all”ombra delle Grandi opere commissionate per lo più da Fs (Alta velocità) e Anas. Tra i più illustri beneficiari di questa potatura di rami secchi delle indagini c’è il super-manager, già a capo della Struttura di Missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza. Con lui in questo stralcio vengono alleggeriti di parte delle accuse l’imprenditore Stefano Perotti più manager e tecnici di fascia alta, in tutto 23 persone delle oltre 50 indagate. Alcuni indagati escono completamente, altri vedono ridotte le accuse.

Incalza non esce del tutto ma per lui, Perotti ed altri il gip ha cancellato la grave accusa di associazione a delinquere per corruzione pedina centrale di tutta l’inchiesta. Reato che avrebbe ricondotto in capo ad una dozzina di persone parecchi dei fatti contestati ma per i quali non sono state trovate prove sufficienti a reggere in un processo. Scrive nel decreto di archiviazione il gip Pezzuti, circa l’associazione a delinquere, che gli elementi emersi dalle indagini preliminari non sono sufficienti a fondare l’accusa in giudizio come già rilevato nell”ordinanza cautelare emessa dal giudice. Archiviati anche singoli fatti di turbativa, corruzione, frode, riciclaggio. Tra questi cade la corruzione sull’affidamento di direzioni lavori a due società con referente l’ingegner Perotti, una per il tunnel Tav sotto Firenze, l”altra per i lavori Tav Firenze-Bologna: i pm ipotizzavano che Incalza avrebbe agevolato i general contractor nel primo caso Nodavia, nel secondo Cavet, per poi condizionarli nell’assegnare incarichi a società di Perotti.

Pm e gip rilevano che non ci sono riscontri utili a chiarire definitivamente il significato di alcune intercettazioni telefoniche. Cancellata anche l’accusa di inadempimento contrattuale nella direzione lavori al tunnel Tav di Firenze: lo stesso pm rileva che una società di Perotti, la Dilan.Fi – nelle intercettazioni definita stipendificio -, avrebbe subito a sua volta danni dai ritardi di Nodavia nel tunnel Tav a Firenze e quindi non è possibile accertare se le carenze della direzione lavori siano determinate da condotte illecite o siano anche solo in parte conseguenza di accadimenti non attribuibili alla stessa Dilan.Fi cui Nodavia affidò la direzione dei lavori per 21,7 mln euro. Incalza e Perotti con altri – tra cui l”esponente di Fi Rocco Girlanda e il manager Stefano Saglia – sono alleggeriti da un’accusa di turbativa per il collaudo dell’hub del porto di Trieste poiché le indagini non danno ulteriori riscontri. Esce dall’inchiesta l’architetto olandese Williem Brouwer coinvolto per la progettazione del nuovo terminal del porto di Olbia: nell’interrogatorio dimostrò, dice il gip, la non conoscenza dei rapporti illeciti intercorsi fra gli altri indagati, quindi la sua era una mera partecipazione professionale libera da reati. Archiviata la posizione della moglie di Perotti, Christine Mor: non riciclò 2,7 milioni dalla Svizzera a un suo conto: era denaro da una vendita immobiliare. L’inchiesta comunque rimane in piedi, a vario titolo, su tutti gli altri capitoli. Una parte resta a Firenze, altri stralci sono stati inviati ai pm di Milano, Brescia e Roma. Ancora sotto la lente presunti illeciti relativi a lavori Tav fra Brescia e Verona e sul valico di Giovi della Genova-Milano, all’autostrada in Libia Eas Eidyer-Emssad, alla Salerno-Reggio Calabria e al porto di Olbia, e perfino a una consulenza con Eni.

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