Mentre alla Turchia vanno 3 miliardi

Migranti: l’Italia spenderà 12 miliardi in tre anni, ma riceverà dall’Europa solo 300 milioni, un’elemosina

di Paolo Padoin - - Cronaca

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Migrants crowd the deck of their wooden boat off the coast of Libya

Migranti con barconi stracarichi verso le nostre coste

Dopo l’insoddisfacente risultato del vertice europeo di Bruxelles in tema d’immigrazione, dal quale nessun intervento concreto è stato deciso in favore del nostro paese, qualcuno ha cominciato a fare i conti e a tracciare il bilancio delle spese per l’accoglienza sostenute dall’Italia. Che risultano impressionanti già in base alle cifre contenute nel testo della manovra presentata dal governo, dove sta scritto che, «al netto dei contributi Ile, il costo dell’accoglienza è attualmente stimato a 2,6 miliardi di euro per il 2015, previsto a 3,3 miliardi per il 2016 e a 3,8 miliardi per il 2017, in uno scenario costante, assumendo che non ci siano escalation nella crisi». Dunque un totale di poco meno di dieci miliardi in tre anni.

Queste cifre sembrano però destinate a essere moltiplicate ancora verso l’alto in base a una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro, pubblicata dal giornale La verità, che offre uno spaccato parzialmente diverso, riferendosi a tutte le spese che nel complesso sono a carico delle istituzioni nazionali e locali, per il recupero, l’accoglienza e il mantenimento dei profughi o pretesi tali, visto che l’80% non risulta poi aver diritto a tale qualifica.

Secondo ImpresaLavoro, infatti, «spenderemo nel 2016 cinque volte la cifra impegnata nel 2011, con un esborso per le casse dello Stato che arriverà a 4,1 miliardi di euro su base annua». Alla fine di quest’anno, infatti, «saranno sbarcate sulle nostre coste 162 mila persone, 9mila in più rispetto allo scorso anno e 8mila in meno rispetto al picco fatto registrare nel 2014, quando arrivarono in Italia 170 mila migranti». C’è un aspetto ulteriore della questione: non soltanto aumentano i flussi, ma crescono le persone che affollano i centri deputati all’ospitalità.

ACCOGLIENZA – «Nel 2013 nel sistema di accoglienza erano ospitate 22.118 persone, praticamente triplicate l’anno successivo (66 mila) per superare quota l00mila nel corso del 2015», spiegano gli esperti di ImpresaLavoro. «L’ultima ricognizione è del 18 ottobre e certifica 164 mila presenze tra centri di accoglienza, strutture temporanee e sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati». Il settore dell’accoglienza, ad oggi, «assorbe 2,4 miliardi di euro, circa il 50% della spesa complessiva».

SPESE AMMINISTRATIVE – Nelle voci di bilancio sono stati considerati anche il fondo per i minori stranieri non accompagnati e le commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo politico. Poi si aggiungono le spese amministrative, comprese quelle del ministero dell’Interno.

SOCCORSO IN MARE – Infine il soccorso in mare, per cui «spenderemo quest’anno poco più di un miliardo che servirà a sostenere le spese per gli uomini e i mezzi della Difesa, delle Capitanerie di porto e della Guardia di Finanza».

CURE SANITÀ – A tutto ciò vanno aggiunte le spese relative alle cure ricevute dagli stranieri irregolari e rimborsate dal ministero dell’Interno alle varie Asl.

ISTRUZIONE – Naturalmente si aggiungono i costi per l’istruzione degli alunni stranieri irregolari: «Al 31 dicembre di quest’anno per la somma di queste due funzioni avremo speso ulteriori 689 milioni di euro», dice ImpresaLavoro.

Vediamo allora di tirare le somme. Nel 2011, il totale dei costi dell’accoglienza ammontava a 828 milioni di euro. Nel 2012 è salito a 834 milioni. Nel 2013 arrivava già a 1 miliardo e 255 milioni. Poi è cresciuto improvvisamente a 2,045 miliardi nel 2014 e 2,616 miliardi nel 2015. Per il 2016, la previsione di ImpresaLavoro di 4,115 miliardi. Perciò, se la matematica non è un’opinione, dal 2011 alla fine di quest’anno, gli stranieri irregolari ci saranno costati quasi dodici miliardi (11,7 per la precisione). E per il 2017 la proiezione è di una spesa pari a 4,174 miliardi. Un totale di quasi 17 miliardi in 7 anni, in media 2,42 miliardi all’anno.

A fronte di quest’imponente emorragia il contributo dell’Europa è estremamente ridotto, per non dire risibile.  ImpresaLavoro calcola che Bruxelles trasferisce al nostro Paese «in media 110 milioni su base annua. Erano 94 milioni nel 2011, sono arrivati a 160 nel 2014 e sono scesi a 112 nel 2016». Se facciamo il raffronto con i 3 miliardi che sono stati riconosciuti alla Turchia si tratta veramente di briciole.

EUROPA –  In effetti la Commissione Europea ha approvato di recente 2,4 miliardi di euro di aiuti, per il periodo 2014-2020, con l’obiettivo di sostenere tutti i paesi membri ad affrontare l’emergenza immigrazione. In totale sono ventitre i programmi pluriennali finanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo per l’Asilo, le Migrazioni (Amif) e l’Integrazione e del Fondo per la Sicurezza Interna (Ist). All’Italia sono destinati quasi 560 milioni di euro. Nello specifico, Roma riceverà in sei anni 313.355.777 euro a sostegno degli sforzi nazionali per aumentare le capacità di accoglienza, assicurare le procedure di asilo in linea con gli standard europei, integrare i migranti e migliorare l’efficacia dei programmi di rimpatrio, e 294.888.658 euro per la gestione e la sorveglianza delle frontiere esterne dell’Ue.

Questa è dunque la situazione delle spese sostenute dalla nostra collettività e degli aiuti (miseri) ricevuti dalla Ue, che nicchia anche sui ricollocamenti, per cui ci troviamo a dover accogliere e mantenere queste moltitudini di migranti che, non potendo spostarsi negli altri Stati a causa del blocco delle frontiere, restano sul gobbo ai contribuenti italiani. Che con le loro tasse (per chi le versa) pagano per il mantenimento dei presunti profughi e delle varie associazioni e cooperative di assistenza che si sono moltiplicate in questi ultimi tempi, attirate dalle prospettive di un lucroso business, talvolta per di più gestite dal malaffare, come recenti inchieste della magistratura hanno ampiamente accertato.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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