L'analisi fatta per il Corriere della Sera

Referendum: sondaggio Ipsos, il No avanti di 8 punti, ma il Si lentamente recupera

di Paolo Padoin - - Cronaca

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Referendum:Renzi, riforma l'ha voluta Parlamento non solo io

MILANO – Si susseguono le ricerche e i sondaggi sugli esiti del referendum costituzionale del 4 dicembre, che finora danno costantemente avanti il No. Nel più recente sondaggio Ipsos 8 punti  dividono il No dal SI : i contrari alla riforma Boschi – Renzi sono il 54% contro un 46 di favorevoli. I giovani trainano il No (anche se il disinteresse tra loro è alto e il 49% vorrebbe astenersi) mentre il Si prevale solo tra le persone sopra i 65 anni. Quattro italiani su 10 pensano di non votare.

Come ha detto soddisfatto D’Alema la situazione pare analoga a quella che si è riscontrata per il referendum Brexit: la scelta dei giovani traina il No, mentre gli anziani, poco informati e sensibili alla propaganda renziana, si apprestano a votare Si. Ma crediamo invece che i pensionati, bistrattati da Renzi e da Boeri, scenderanno compatti in campo per il No.

Sono i ceti meno difesi e colpiti dalla crisi quelli più propensi a bocciare la riforma. Il tasso di mobilitazione infatti tende a salire rispetto alla rilevazione più recente, ma si attesta al 58% circa, come nello scorso luglio. L’incertezza tra il Sì e il No è oggi pari all’8%.

Tra chi si esprime, il 22,4% si orienta sul Sì, il 26,8% si orienta per il No. Se si considera soltanto chi ha già deciso il 54% è per il No e il 46% a favore. Lo scarto quindi non è ancora sufficiente per decretare una vittoria, restano moltissimi indecisi e c’è l’incognita di chi oggi afferma di non votare, ma poi magari si recherà alle urne.

Importanti le differenze per livello di scolarizzazione: se tra laureati la propensione a partecipare è massima (33%), essa crolla ai minimi tra chi ha un titolo di studio elementare. Dal punto di vista delle professioni i più mobilitati sono i ceti elevati (68%), una buona propensione a partecipare si registra anche tra i pensionati, mentre è decisamente bassa tra le casalinghe (47%).

L’area della sinistra e del centrosinistra è molto coinvolta e mobilitata. Dal punto di vista delle intenzioni di voto, il No è maggioritario in tutte le classi di età, tranne che negli ultrasessantacinquenni, l’area in cui si massimizza il voto al Pd. Il dato più alto dei contrari (29%) è tra i 35e i 49 anni, ma prevalgono chiaramente (25 contro 19%) anche nella fascia di età più giovane, tra 18 e 34 anni, dove però si registra una più bassa propensione a votare: il 49% intenderebbe astenersi.  Operai e disoccupati si schierano massicciamente contro la riforma (33 e 31%), seguiti dagli studenti. I cattolici osservanti, che vanno a messa tutte le settimane, si schierano per il Sì (e d’altronde alcune organizzazioni si sono apertamente espresse in questo senso), a differenza dei saltuari e dei non credenti.

Infine, forti le differenze nei segmenti politici: la sinistra massicciamente orientata per il No, il centrosinistra (e parte del centro) orientati per il SI. Anche in questo caso si nota che nel centrodestra permane una quota consistente di elettori intenzionata ad approvare la riforma. Le non rosee condizioni economiche del Paese hanno favorito il crescere di un sentimento di disagio, quando non di rabbia, che ostacola il Sì. Infine la campagna di chi sostiene la legge sembra troppo concentrata su Renzi – forte dell’endorsement del presidente Obama, che potrebbe rivelarsi un boomerang –  favorendo ancora l’idea che il referendum sia politico. Vedremo la situazione alla prossima rilevazione.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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