Le navi della flotta europea fanno rotta verso le nostre coste

Migranti: le flotte europee raccolgono i migranti vicino alla Libia e poi ce li rifilano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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ROMA – Mentre il prefetto Mario Morcone, responsabile dell’immigrazione del Ministero dell’Interno, costringe prefetti, comuni e cittadini a fare i salti mortali per accogliere centinaia di migliaia d’immigrati irregolari che sbarcano sulle nostre coste, constatiamo che il compito della flotta Ue che incrocia nel mediterraneo, oltre alle barche delle Associazioni umanitarie, tipo medici senza frontiere, è sostanzialmente quello di pattugliare il mare nostrum per setacciare i migranti da rifilare all’Italia.

Una rapida sintesi dà l’idea di quello che è accaduto solo negli ultimi giorni. La nave militare ausiliaria tedesca Werra è arrivata nel porto di Messina con a bordo 840 immigrati salvati in mare. Contemporaneamente, ad Augusta, approdava il mercantile Okyroe con altre 800 persone. Dopo un giorno, invece, a Palermo è stata la volta della nave norvegese Siem Pilot, inizialmente diretta a Cagliari e dirottata nel capoluogo siciliano a causa dell’emergenza accoglienza in Sardegna. A bordo ci sono 1.150 migranti soccorsi in diverse operazioni nel Canale di Sicilia e 17 cadaveri recuperati in mare. A Taranto, invece, oggi martedì 25 ottobre arriva Aquarius, la nave di ricerca e soccorso di Sos Méditerranée, organizzazione umanitaria italo-franco-tedesca che opera in partenariato con Medici senza Frontiere, con a bordo 520 migranti soccorsi in due giorni. A Catania, invece, è approdata la Enterprise di Eunavformed con 619 migranti. Infine è in dirittura d’arrivo in Sicilia, precisamente nel porto di Pozzallo, il pattugliatore della Marina irlandese «Le Samuel Beckett», con a bordo 650 migranti accolti sulla nave in diverse operazioni di salvataggio al largo delle coste libiche.

Si perché le navi europee non si limitano a soccorrere chi è in difficoltà nelle nostre acque, ma vanno a prendere i migranti a domicilio, vicino alle coste libiche, facendo con ciò un favore ai trafficanti di uomini che possono così scaricarli quasi subito, correndo meno pericoli.

Sono cambiate le varie denominazioni dell’operazione europea, da Triton a Mare Nostrum, l’Agenzia Frontex è diventata la Guardia costiera europea, ma la sostanza non cambia. Tutte le navi che nel Mediterraneo intercettano e salvano migranti, italiane o straniere che siano, debbono poi sbarcarli obbligatoriamente nei nostri porti. La possibilità che la situazione possa modificarsi, stando almeno a quanto prescrivono il codice navale e le norme europee, pare quasi impossibile perché l’Italia è considerata «avamposto europeo di approdo dei migranti».

Sono le regole che vanno cambiate, perché non è possibile che navi militari di Islanda, Germania, Norvegia, Spagna, Germania, Islanda, Paesi Bassi, Portogallo, Lituana, Gran Bretagna, Malta, Irlanda e non solo, portino ogni giorno nel nostro Paese centinaia di immigrati partiti a bordo di gommoni, in prevalenza dalle coste libiche e egiziane. Le navi sono da considerarsi territorio dello Stato a cui appartengono e quindi i profughi da loro raccolti dovrebbero essere recapitati allo Stato di competenza. Ma ciò è vietato dalle regole europee, fatte apposta per incastrare Italia e Grecia.

E come se non bastassero le navi militari, si aggiungono numerosi mercantili e che intercettano le imbarcazioni e consegnano i migranti alle nostre Autorità, che li accolgono senza fiatare. Un flusso costante che va avanti da tempo e che potrebbe proseguire ancora per molto.

In questo mese è stata variata l’organizzazione comunitaria che dovrebbe occuparsi della sicurezza in mare, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera basata sulle strutture preesistenti di Frontex. L’obiettivo, sulla carta, è quello di gestire sia la migrazione che la sicurezza interna all’Ue. Ma, come tradizione, si trasformerà anch’essa in una organizzazione di viaggi gratuiti per migranti partiti su gommoni o battelli gestiti da trafficanti in Libia.

Così le organizzazioni illegali incassano e prosperano sul traffico di persone, mentre l’Europa e l’Italia organizzano in pratica un servizio di traghetto gratuito dalla Libia fino alle nostre coste, e noi paghiamo. Renzi abbaia alla luna europea, ma in sostanza non ricava nessun risultato utile: nessuno gli dà ascolto, la ricollocazione resta sempre un miraggio, ci teniamo tutte le moltitudini  che approdano, trasportate graziosamente in Italia e qui sontuosamente accolte e mantenute. Mentre da noi povertà e disoccupazione giovanile non accennano a diminuire. Se continua questo fenomeno di arrivi inconsulti e incontrollati la situazione è destinata ad aggravarsi e ad esplodere: le prime avvisaglie ci sono state, con l’episodio degli abitanti di Goro e Gorino pronti alle barricate per respingere un gruppo di migranti, con un gesto subito esecrato e condannato dall’ineffabile prefetto Morcone, seguito a debita distanza anche dal ministro Alfano. In realtà dovrebbe essere il ministro il primo ad esprimersi, non un dirigente. ma evidentemente tutto funziona alla rovescia nelle nostre istituzioni.

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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