Rampolli eccellenti finiti nell'inchiesta

Appalti, corruzione: salgono a 37 gli arrestati, anche il figlio dell’ex ragioniere generale Monorchio. Indagato il figlio dell’ex ministro Lunardi

di Redazione - - Cronaca, Economia

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appaltiROMA – Sono in totale trentacinque le persone arrestate in due diverse operazioni per tangenti su grandi opere pubbliche.  Una delle due indagini, che gli inquirenti hanno battezzato Amalgama, è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Roma che hanno notificato a 21 indagati un’ordinanza di custodia cautelare. Il Gip della capitale contesta a vario titolo i reati di associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Ipotizzate condotte corruttive finalizzate a ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav A.V./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi” (Alta Velocita’ Milano-Genova), del sesto Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People mover di Pisa.

Figli – In carcere anche il figlio di Monorchio, mentre è solo indagato Lunardi junior. Tra gli arrestati infatti c’è anche Giandomenico Monorchio, figlio dell’ex Ragioniere dello Stato Andrea, imprenditore di 46 anni, amministratore della Sintel, società incaricata della direzione dei lavori per la realizzazione della tratta Av Milano-Genova-Terzo Valico dei Giovi. Nella stessa indagine risulta invece solo indagato Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Pietro.

Contratti – Secondo gli inquirenti, agiva un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso da colui che – fino al dicembre 2015 – era il direttore dei lavori delle tre opere in questione e dal suo socio di fatto, l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, che si è avvalso del contributo di altre 9 persone, tra cui anche alcuni funzionari del Cociv (Consorzio collegamenti integrati veloci). I ventuno arresti sono stati eseguiti tra il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Toscana, l’Abruzzo, l’Umbria e la Calabria. Il direttore dei lavori avrebbe ottenuto, insieme con il suo socio calabrese, contratti per un valore complessivo di 5 milioni di euro da parte delle ditte esecutrici. Le ordinanze riguardano tra gli altri Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv. Che con l’ingegnere Giampaolo De Michelis e l’imprenditore Gallo sarebbero il punto di contatto tra le inchieste di Roma e Genova.

Genova – Sono invece 14, tra imprenditori e dirigenti di un consorzio – general contractor, i destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per corruzione, concussione, turbativa d’asta nei lavori di realizzazione del Terzo Valico. L’indagine Arka di Noè è della Guardia di finanza di Genova e riguarda l’aggiudicazione di commesse per un valore complessivo di oltre 324 milioni di euro. Secondo gli investigatori, è emerso che in occasione dello svolgimento delle gare indette dal general contractor, alcuni dirigenti preposti allo svolgimento delle stesse, per pilotare l’assegnazione dei lotti ad alcune società ed escluderne altre, hanno fatto in modo, in alcuni casi, che offerte anomale divenissero regolari in violazione ai principi della ‘par condicio’ e, in altri, si sono avvalsi della compiacenza di concorrenti di comodo per indirizzare direttamente l’assegnazione all’unico concorrente interessato. In una circostanza la turbativa sarebbe stata accompagnata dal pagamento di una somma di denaro. Sono 45 le perquisizioni e i sequestri di documentazione in Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Molise e Campania. Per aggiudicarsi gli appalti dei lavori per il Terzo Valico genovese gli imprenditori non pagavano soltanto tangenti, ma offrivano anche prestazioni sessuali di escort.

Tangente – Un’organizzazione stabile composta da tecnici, imprenditori e professionisti che si sono accordarti per un reciproco scambio di utilità ai danni dei contribuenti ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Prestipino nel corso della conferenza stampa. Per gli inquirenti si tratta di una corruzione triangolare in cui lavori e utilità venivano orientati a società terze riconducibili ad arrestati. C’è una trasformazione della tangente da denaro ad assegnazione dei lavori ha sottolineato il procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Renzi  – «Mi auguro un processo equo e rapido. Il punto centrale è che non sono le regole che fanno l’uomo ladro. E in ogni caso stiamo parlando di arresti legati a vicende del passato». Così Matteo Renzi sugli arresti di oggi sulle grandi opere. Il premier – che ha precisato di non conoscere la vicenda nello specifico e di rispettare il lavoro dei magistrati, ha osservato: «Non è che non si fanno più eventi perché c’è chi ruba. Questo è l’atteggiamento sbagliato che ha chiuso le porte alle Olimpiadi a Roma».

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