Ci batte solo il Regno Unito

Privilegi della casta: l’Italia ha il primato in Europa e nel mondo per numero e scarsa presenza dei politici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Aula Camera

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Proprio nel momento in cui è aspra la polemica in parlamento e nel paese sulle indennità percepite dai politici, che rifiutano qualsiasi taglio, anche per i vitalizi, è opportuno fare qualche riflessione e citare qualche numero significativo sul numero dei nostri parlamentari e sulle loro presenze nell’aula. Esistono statistiche piuttosto datate, ma significative, che citiamo.

COMPONENTI – Un approfondimento dell’ufficio studi del Senato, del 2011, raffrontò la capienza dei Parlamenti nei vari Paesi dell’Ue a 27, scoprendo che l’Italia si colloca al secondo posto per numero assoluto di componenti. All’epoca dell’indagine, ne contavamo 951 e ora siamo a 950 considerando sempre i Senatori a vita e il saldo tra deceduti e subentrati. Comunque ci collochiamo sempre dietro al Regno Unito, che ha 1477 parlamentari, e davanti alla Francia (920) e la Germania (691). Un altro dato, tuttavia, ci rende più «virtuosi», si tratta della «densità» dei parlamentari, cioè quanti ne abbiamo ogni 100mila abitanti. In questa graduatoria, siamo 22esimi su 27, con 1,6 parlamentari, classifica guidata (in peggio) da Malta (16,5) cui seguono Lussemburgo (11,7) e Cipro (9,9).

VALORI – Tornando all’Italia, lo studio metteva l’accento sul fatto che gli Stati di dimensione comparabile al nostro «presentano valori non dissimili da quelli Italiani»: 1,4 per Polonia, e Francia, 1,3 in Spagna. Cifre simili, comunque inferiori. La Germania, che ha una popolazione ben più consistente della nostra, presenta invece un tasso di 0,8% parlamentari ogni 100mila abitanti ed è la più virtuosa in questa classifica.

LAVORO – Infine, una nota sul lavoro dei deputati e Senatori. Facendo un rapido conto su Openpolis, il portale che si occupa di trasparenza nell’attività delle Camere, si scopre che in Italia ad aver partecipato ad almeno il 90% delle votazioni è solo l’11,42% dei deputati (72 su 630). Il Senato, invece, è più virtuoso, con il 22,8% (73 su 320).

ALTRI PAESI – Anche qui è possibile reperire sul tema uno studio comparatistico, del 2010, redatto da alcuni economisti, Tito Boeri (Bocconi), Antonio Merlo (Pennsylvania University) e Andrea Prat (Columbia). Nell’indagine si raffrontavano l’assenteismo dei senatori italiani e quello dei colleghi americani in trent’anni, con un risultato sorprendente: il tasso era del 31,4% per gli eletti tricolore e del 3,1% per quelli a stelle e strisce. Esattamente dieci volte di meno. Sempre Antonio Merlo, poi, fece un calcolo sui parlamentari statunitensi che saltano più del 10% delle votazioni. Abbiamo il 4,4% dei membri della Camera dei Rappresentanti e il 4% dei senatori.

A ciascuno trarre le proprie conclusioni e a valutare se indennità, rimborsi, e altre prebende dei nostri parlamentari siano veramente sudati e meritati. Né possiamo sperare che i costi delle istituzioni parlamentari diminuiscano significativamente, visto che la riforma costituzionale prevede sì una riduzione significativa del numero dei senatori, ma restano i costi generali per la struttura e i rimborsi spese, che probabilmente si moltiplicheranno. Per non parlare delle indennità attribuite ai consiglieri regionali, che meriteranno un discorso a parte.

La casta prospera e i cittadini tirano la cinghia. Questa la reale situazione, da sempre, nonostante le periodiche (false) promesse di tagli avanzate da vari ministri e premier, sempre disattese, a cominciare da Renzi. Ma agli annunci senza seguito del rottamatore ormai siamo abituati. Peccato che di deficit in deficit l’Italia sprofondi sempre più verso il rosso.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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