Nell'anniversario dell'alluvione del 1966

Firenze: Mattarella in Santa Croce per il ritorno dell’Ultima cena del Vasari e passeggiata sul Lungarno Torrigiani (2 video)

di Redazione - - Cronaca, Politica, Top News

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l'inaugurazione del Lungarno Torrigiani, ripristinato dopo la voragine apertasi nel suolo il 25 maggio scorso, Firenze, 4 novembre 2016. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’inaugurazione del Lungarno Torrigiani, ripristinato dopo la voragine apertasi nel suolo il 25 maggio scorso

FIRENZE – Manifestazioni e cerimonie in Palazzo Vecchio e in tanti luoghi di Firenze, per ricordare l’alluvione del 4 novembre 1966. Ma giornata anche assunta come simbolo per la riapertura del lungarno Torrigiani, che lo scorso 25 maggio aveva visto crollare parte dei suoi argini,  creando una grossa voragine.

TORRIGIANI – Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alla cerimonia di  riapertura. Accompagnato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, e dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha fatto una breve passeggiata sul Lungarno tornato in poco più di cinque mesi a nuova vita.

Il Capo dello Stato si è soffermato a parlare brevemente e a complimentarsi con alcuni lavoratori della ditta che ha effettuato la ristrutturazione dell’argine e la nuova asfaltatura di una delle vie che si affaccia su Ponte Vecchio. Applausi e strette di mano con i cittadini presenti all’inaugurazione hanno concluso la passeggiata del presidente.

SANTA CROCE – Poco prima, il Presidente della Repubblica era stato nella basilica di Santa Croce per la cerimonia organizzata per il ritorno dell’Ultima  cena, il capolavoro di Giorgio Vasari restaurato dall’Opificio delle Pietre dure di Firenze. Il dipinto, realizzato nel 1546 per il refettorio delle Murate e poi trasferito a Santa Croce alla fine degli anni Cinquanta, rimase sommerso da acqua e fango durante l’alluvione del 1966.

PALAZZO VECCHIO – «Le immagini di Firenze, assediata dall’acqua e dal fango, fecero rapidamente il giro del mondo, sembrava, quasi, che si fossero materializzati gli elementi – l’ acqua buia, le onde bige, la lorda pozza dello Stige – descritti da Dante nel lugubre paesaggio del VII Canto dell’Inferno». Con questa immagine suggestiva il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, l’alluvione dell’Arno che 50 anni fa travolse Firenze. «Essere qui a Palazzo Vecchio, nel cinquantennale dell’alluvione, suscita particolare emozione, nei giorni in cui, a causa dei terremoti degli ultimi due mesi, migliaia di nostri concittadini stanno vivendo ore di paura, di disagio e di sconforto – ha osservato Mattarella -. Cinquant’anni fa il pericolo era costituito dall’acqua e dal fango, oggi la minaccia proviene dal profondo della terra».

ANGELI DEL FANGO – E rivolto agli angeli del fango ha aggiunto:  «Agli Angeli del fango vorrei dire: abbiamo ascoltato le vostre testimonianze, i vostri ricordi e rivissuto le vostre passioni. E’ merito anche vostro se Firenze, da città dell’alluvione, è ritornata a essere, rapidamente, in Italia e nel mondo, grande capitale culturale». Un pensiero anche alle popolazioni colpite dal terremoto: «Oggi altri Angeli, nelle Marche, nell’Umbria, nel Lazio colpite dal terremoto; nelle aree di guerra e di carestia; ovunque ci siano uomini, donne e bambini in pericolo, scavano tra le macerie, curano malati e feriti, assistono profughi e indigenti. Sono anche vostri eredi».

 

 

 

 

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