In picchiata la popolarità dell'esecutivo

Governo Renzi: solo un italiano su quattro ne apprezza l’azione. Gli ultimi sondaggi

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

Il livello piuttosto contenuto dei consensi per l’operato del governo viene confermato anche dalle ultime rilevazioni demoscopiche, effettuate in queste settimane. Tre italiani su quattro disapprovano l’azione dell’esecutivo, nonostante il fatto che il presidente del Consiglio abbia posto l’accento su alcune tematiche di grande impatto sulla popolazione. In primo luogo, quella di critica verso l’Unione Europea, la cui popolarità presso gli italiani va progressivamente decrescendo negli ultimi anni, sino a toccare oggi livelli minimi: per questo ogni accenno di disapprovazione viene visto con favore da larghi strati di elettorato. Ma né questa tematica, né i provvedimenti, i bonus elettorali inseriti nella recente manovra sono serviti ad accrescere la popolarità del premier e dei suoi ministri.

SONDAGGIO – Oggi meno di un quarto degli italiani (23,2%) giudica positivamente l’azione del governo. In particolare, è solo il 3,5% a valutarla «molto positivamente» e il 19,7% a definirla «abbastanza positivamente». Viceversa, il 74% si esprime negativamente: una parte, il 27%, lo valuta «molto negativamente», mentre la maggioranza, il 47%, «abbastanza negativamente» (il restante 3% non si esprime). Lo si evince dai risultati di un sondaggio condotto nell’ultima settimana d’ottobre dall’Istituto Eumetra Monterosa su un campione rappresentativo della popolazione con più di 17 anni di età. Il livello di consenso appare stabile su questi valori negli ultimi mesi, mentre fa rilevare un significativo calo, pari a circa 15 punti percentuali, rispetto a dodici mesi fa (novembre 2015), quando si attestava al 38,7%. E rispetto a febbraio 2016 si registra una diminuzione del 6%.

CONSENSO – Il decremento del consenso costituisce un trend tipico di tutti gli esecutivi nel corso del loro mandato: lo stesso fenomeno si era registrato con l’esecutivo condotto da Enrico Letta e con quelli precedenti, ma risultati analoghi si registrano e si sono registrati per molti altri governi a livello europeo. Risultano relativamente più propense ad approvare l’operato dell’esecutivo le persone in età lavorativa centrale (dai 35 ai 55 anni), i possessori dei titoli di studio più elevati (specie i laureati) e i residenti al Nord (in particolare, nel Nord-Est). Anche all’interno di queste categorie di popolazione, comunque, la maggioranza degli intervistati esprime un giudizio negativo sull’operato del governo.

GIOVANI – Sul fronte opposto, appaiono decisamente più critici i più giovani sotto i 25 anni di età (specie gli studenti), fra i quali la disapprovazione per l’azione dell’esecutivo supera l’80% (non a caso, è questo lo strato sociale che, come si sa, più di altri preannuncia il suo No al prossimo referendum) e, al tempo stesso e in misura ancora più accentuata, i più anziani, oltre i 65 anni (87% di giudizi negativi). In altre parole, ai settori meno centrali e, spesso, più deboli socialmente, il governo piace meno.

PARTITI – Sul piano dell’orientamento politico, il favore massimo per l’operato del governo si trova, naturalmente, tra chi preannuncia l’intenzione di votare per il Pd alle prossime elezioni. Tra costoro, tre su quattro si esprimono positivamente. Anche qui, però, il 25% manifesta il suo dissenso: è la porzione critica dell’elettorato del partito di maggioranza. All’interno dei votanti per le principali altre forze politiche, viceversa, prevale nettamente un orientamento critico verso l’esecutivo.

In particolare, si esprime con un giudizio negativo l’87% di chi opta per Forza Italia (ove si riscontra tuttavia un 13% che dà una valutazione positiva) e quasi il 90% degli elettori per il Movimento Cinque Stelle di Grillo. Infine, è indicativo del sentimento critico nei confronti del governo che oggi sembra caratterizzare il nostro Paese, il fatto che, anche tra chi dichiara di essere indeciso sul partito da votare o intenzionato a disertare le urne, si registri un prevalente atteggiamento sfavorevole verso l’azione dell’esecutivo (81% di giudizi negativi).

REFERENDUM – Tutto ciò può avere rilevanti conseguenze per il prossimo referendum del 4 dicembre. Molte ricerche effettuate in queste settimane hanno mostrato infatti come una parte consistente di elettorato potrebbe far dipendere la sua decisione di voto anche dal giudizio maturato nei confronti del governo. Non a caso, emerge dai dati rilevati come già ora la quasi totalità di quanti esprimono una valutazione negativa sull’esecutivo (90%) preannunci l’intenzione di votare «No».

Perciò, nonostante il fatto che Renzi abbia fatto una retromarcia rispetto all’iniziale personalizzazione del referendum, l’esito di quest’ultimo rappresenterà senza dubbio una vera e propria espressione del giudizio popolare verso il governo e il premier. Insomma, la consultazione del 4 dicembre costituisce, al di là dei sondaggi di opinione, un importante e decisivo banco di prova per l’esecutivo, che ne dovrà trarre le conseguenze, anche se il premier ha già anticipato che non si dimetterà.

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Camillo Cipriani

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