Il premier ricorda i successi del governo

Firenze, Leopolda: Renzi conclude la sua 7ma kermesse e attacca a testa bassa la vecchia guardia Pd

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Primo piano, Top News

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00-matteo-renzi-leopolda-7-02-cropped-71FIRENZE – Molta la curiosità per il discorso conclusivo di Matteo Renzi, che aveva anticipato ieri l’intenzione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. E l’attesa non è andata delusa, il premier ha attaccato la vecchia guardia Pd e l’opposizione e ha riservato parole dure ai contestatori che ieri sono stati protagonisti degli incidenti in città.

BLACK OUT – Quando arriva il suo momento però, poco prima delle 12,30, alla Leopolda è blackout, in senso fisico: l’alimentazione salta a causa del nubifragio in corso su Firenze e per qualche minuto tutti restano al buio, mentre qualche applauso si leva dalla platea. Dopo poco  il ritorno della luce è accolto da un boato, e Matteo non rinuncia alla battuta: «E’ stato tutto organizzato come castigo divino per i nostri discorsi di questi ultimi giorni, il fulmine è arrivato per questo.»

TERREMOTO – Quanto al terremoto ricorda che al centro dell’agenda politica deve esserci l’idea di una strategia della prevenzione per le prossime generazioni. Bisogna intervenire anche in Europa, per cambiare l’approccio dell’austerity. Poi il consueto attacco all’UE tramite l’invito ai Sindaci d’Italia, piaccia o non piaccia a Bruxelles, di tornare a progettare abitazioni, scuole perché le spese per la ricostruzione resteranno fuori del patto di stabilità, checché ne dica l’Europa.

GOVERNO – Vanta i meriti del governo quando afferma che qualcosa è cambiato: sette anni fa l’Italia nel mondo era zero. Noi stiamo restituendo all’Italia ciò che merita. E per farlo abbiamo dovuto cambiare un gruppo dirigente che ci aveva messo in quella condizione. Oggi la politica è più credibile, anche per questo l’export è cresciuto. Enumera poi i successi sull’occupazione, il Jobs act e l’evasione fiscale.

REFERENDUM – Ma passa poi a parlare del futuro per introdurre il tema clou del referendum. «Siamo a un bivio, c’è un referendum che è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra speranza e proposta, tra nostalgia e domani». La vecchia politica, schierata col no vorrebbe usarlo per rientrare in gioco. «Il 4 dicembre è la loro ultima occasione per tornare in pista – attacca Renzi -. E’ tutta lì la partita, lo hanno capito anche i bambini. Non c’è altro. Ma quale articolo 70? Per Ciriaco de Mita la riforma è un po’ frettolosa. Massimo D’Alema dice ‘noi l’avremmo fatta meglio’. E perché non l’hai fatta te?. Berlusconi ha detto che questa riforma rischia di portare un uomo solo al comando. E poi mi chiedete perché Berlusconi mi sta così simpatico? Ma è meraviglioso. Loro che avevano fatto una riforma in cui il premier poteva sciogliere le camere».

M5S – Botte anche per il M5S: «In Cile – racconta Renzi – ho parlato con un ragazzo che ha avuto il padre incarcerato, torturato e ucciso dal regime di Pinochet. Ma è possibile che davanti a queste storie, che ancora oggi mi fanno venire i brividi, la barbarie del dibattito politico debba arrivare a dire che in Italia può arrivare una dittatura come il regime di Pinochet? Ma non si vergognano?».

MINORANZA DEM – L’ultima, pesante stilettata è riservata ovviamente alla minoranza dem. «In parte del nostro partito è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita. Con rispetto, umiltà ma decisione non ve lo consentiremo. A loro, ai teorici della ditta dico che negli Usa Bernie Sanders lavora e fa campagna per Hillary Clinton».

INCIDENTI – Ho lasciato per ultimo il passaggio che il premier ha riservato agli incidenti di piazza. Dopo aver correttamente e giustamente affermato che lui personalmente e il governo stanno dalla parte dei poliziotti feriti, che ha ringraziato e ai quali ha espresso piena solidarietà, il premier attacca:  «In uno stato di diritto non vi permettiamo di sfasciare Firenze con i sassi: non ve lo permettiamo perché Firenze è più grande di voi. I manifestanti volevano venire alla Leopolda? Per venire alla Leopolda basta mandare una email e non buttare un cartello su un camion della polizia. Per venire alla Leopolda basta prendere il tram».

Forse è stata omessa la circostanza che, addirittura prima dell’apertura della Leopolda, probabilmente anche su input del governo, era stato imposto agli organizzatori il divieto di arrivare vicino alla vecchia stazione. E’ evidente che inviare una mail e acquistare il biglietto del tram sarebbe stato inutile, visto che ai contestatori, dopo l’espresso divieto, la Questura mai avrebbe consentito di arrivare nei pressi dell’«evento», che non doveva essere assolutamente turbato e disturbato.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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