I consigli per le piccole e medie imprese

Cina: un’imprenditrice cinese, Hu Lanbo, spiega le grandi opportunità per le imprese italiane

di Camillo Cipriani - - Cronaca

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ROMA – Dalla rivista online ww.insulaeuropea.eu traiamo un brano dell’intervista, molto interessante, a Hu Lanbo, una scrittrice, giornalista, imprenditrice cinese, trasferitasi nel nostro paese, dove ha fondato la rivista Cina in Italia, che dirige da oltre dieci anni. Mancese di origine, ha vissuto a lungo a Pechino, Parigi e Roma. Nell’intervista traccia un quadro della Cina della sua infanzia e delle opportunità che quel paese può offrire all’Italia e ai suoi imprenditori.

huCosì Hu descrive la Cina della sua infanzia: «A nove anni, nel periodo della Rivoluzione Culturale, i miei genitori sono dovuti andare nei campi di lavoro nella provincia dell’Henan. Inizialmente sono andati solo loro, alcuni mesi dopo mio padre è venuto a Pechino a prendere me e miei fratelli per portarci li a vivere anche noi. Abbiamo trascorso tre anni in un paese dell’Henan; il giorno mia madre lavorava nei campi e mio padre si occupava della spesa alla mensa del ministero, noi figli andavamo alla scuola elementare del villaggio. Quella era la prima volta che andavo nella campagna cinese e che conoscevo i figli dei contadini. La Cina era molto povera, i ragazzi avevano poco cibo e pochi vestiti. Quei tre anni nella campagna mi hanno fatto capire che far crescere il grano non è semplice, che la vita contadina è dura; ho riconosciuto le differenze della vita tra la campagna e la città e le disparità tra le persone dei quadri dirigenti. Le persone che ricevevano critiche politiche e vivevano sotto controllo soffrivano tanto, spiritualmente. Sebbene la campagna non mi abbia dato molte conoscenze più tradizionalmente culturali, i tre anni che ho trascorso lì mi hanno fatto crescere con rapidità da altri punti di vista, mi hanno dato una maturità precoce. Ancora oggi penso di non riuscire a dimenticare l’onestà, la ricchezza d’animo di quella gente e il ricordo di quella parte di vita».

Da grande ha poi deciso di fare esperienze in Europa e ha studiato e lavorato a Parigi e a Roma, dove adesso vive. Il suo lavoro principale è la pubblicazione del mensile bilingue Cina in Italia. La rivista sopravvive da 15 anni. Ora quasi tutti giornali cartacei incontrano difficoltà e anche il suo giornale sta lavorando su nuove strategie.

In questi anni hapartecipato con varie delegazioni ai viaggi in zone diverse della Cina. Sulla base di quest’esperienza afferma: «Ho constatato che l’Italia non avesse molto successo nella vendita dei suoi prodotti in Cina, il mercato cinese ha ancora un’enorme spazio. Tuttavia il governo italiano non è presente con investimenti nella promozione dei suoi prodotti e ciò crea difficoltà alle piccole e medie imprese italiane che operano lontano. Anche la lingua è un problema che crea difficoltà negli scambi. Il prossimo anno sarà attivato un centro di promozione dell’Italia in Cina, un centro che combini la cultura e i prodotti italiani; ad oggi non esiste un centro così. Si inizierà da Pechino, la mia città, per poi estendersi in diverse città cinesi. La classe media cinese è in rapida crescita, le opportunità dell’Italia sono moltissime».

Speriamo che le iniziative dell’intraprendente imprenditrice cinese abbiano più successo di quelle, scarse, finora intraprese da vari governi italiani, compresa la recente visita di Renzi con ministri e industriali al seguito, e di molte delegazioni politiche delle Regioni, soprattutto governate dalla sinistra, in prima linea la Toscana. Queste sortite purtroppo non hanno prodotto alcun risultato utile, si sono tradotte solo in un interessante viaggio per i numerosi partecipanti. Ma occorre invertire questa tendenza perché la Cina è senza dubbio uno dei mercati che offriranno, nel presente e nel futuro, uno dei maggiori sbocchi per la nostra produzione industriale, sempre più in difficoltà.

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Camillo Cipriani

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