La Ue fa (si fa per dire) la voce grossa

Migranti Ue: il Commissario Avramopoulos chiede agli Stati recalcitranti di accettare i ricollocamenti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Commissione Ue

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BRUXELLES – Il tema delle migrazioni secondo molti è destinato a far esplodere ancora di più i contrasti e le divergenze in seno all’Unione europea, visto che le istituzioni comunitarie non riescono a realizzare una politica comune di accoglienza e ricollocamenti, negati dalla maggior parte degli Stati che non provvedono alla prima accoglienza dei migranti.

ITALIA – Chi ne fa le spese è soprattutto l’Italia, visto che in Grecia la situazione sta migliorando dopo il sostanziale blocco degli arrivi attraverso la Turchia e il Mar Egeo. Tutti migranti ormai preferiscono la rotta mediterranea, seguendo la quale non trovano muri, anzi accoglienza a braccia aperte, mantenimento di tutto punto a spese dei contribuenti e un dolce far niente per quasi due anni in alberghi confortevoli, nutriti, mantenuti e dotati perfino di smartphone di ultima generazione, con tanto di pocket money per la gestione. Un vero e proprio paradiso per chi fugge dalla miseria, ma non da guerre e persecuzioni.

AVRAMOPOULOS – Se ne sta accorgendo perfino l’imbelle e inattiva Unione Europea, la cui funzione principale sembra quella di scrivere lettere di richiamo agli Stati membri. Ma mentre quelle in tema economico e di bilancio, quelle che riguardano la manovra finanziaria degli Stati sortiscono qualche pratico effetto, le missive velleitarie e patetiche spedite dal Commissario Avramopoulos agli Stati inadempienti in tema d’immigrazione lasciano i tempo che trovano. Una situazione che provoca il giusto risentimento dell’Italia e del premier Matteo Renzi, che da tempo è partito lancia in resta contro i burocrati europei e i paesi insensibili al problema, minacciando sfracelli e in particolare di porre il veto sul prossimo bilancio europeo.

LETTERA – Vista la gravità della situazione il commissario Ue alle Migrazioni si è deciso a scrivere l’ennesima (inutile?) lettera agli Stati membri, sottolineando la circostanza che la situazione migratoria europea resta ancora fragile e richiede un’azione continua e sostenuta da tutte le parti. Mentre l’accordo Ue-Turchia continua a dare risultati nell’Egeo, col calo nel numero di arrivi di migranti in Grecia, in Italia a fine ottobre, la cifra era di oltre 155mila, più del totale del 2015. Nella missiva ai Paesi Ue, di cui esistono due versioni diverse, il Commissario sollecita varie azioni.

VISEGRAD – In particolare, nella versione per i Visegrad (Rep.Ceca, Polonia Ungheria, Slovacchia) si chiede di iniziare a ricollocare, e in quella per gli altri Paesi di continuare a farlo. A Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia Avramopoulos scrive: «Vi chiedo ancora di iniziare a fare le offerte di posti e ricollocare il prima possibile». Agli altri Paesi scrive: «Vi incoraggio ad aumentare il numero di posti disponibili e di farvi corrispondere i ricollocamenti, per accelerare i tempi di risposta, oltre a mettere a disposizione più posti per il trasferimento di minori non accompagnati da Italia e Grecia». Le due versioni coincidono nella spiegazione: «Siamo ancora lontani dal raggiungere gli impegni previsti dalla decisione del Consiglio e gli sforzi devono essere aumentati con urgenza. E’ necessaria maggiore regolarità per evitare picchi che creano problemi logistici sul terreno in Grecia e in Italia.

SANZIONI – Peccato che chi non ottempera al blando invito di Avramopoulos non vada incontro a nessuna sanzione, perché la Commissione europea e il Consiglio europeo (i vertice dei Capi di Stato e di Governo) non hanno finora accolto la richiesta di Matteo Renzi di procedere a una procedura formale d’infrazione contro gli Stati che non rispettano l’accordo sui ricollocamenti. Ma si tratta di una vox clamans in deserto, seppure altisonante e stridula, che finora non è stata ascoltata e presa in considerazione da nessuno, tanto meno dai paesi contrari all’accordo, come l’Ungheria, i cui governanti hanno risposto per le rime alle minacce del nostro premier. E intanto l’Italia continua ad essere invasa, come ha riconosciuto perfino il commissario Avramopoulos, che però è armato solo di penna stilografica e non di truppe d’assalto, che potrebbero forse più facilmente far rispettare gli accordi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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