La decisione della Corte dei Conti

Firenze: quattro professori dell’Università condannati per aver brevettato la scoperta di una studentessa, pubblicata nella tesi di laurea

di Redazione - - Cronaca, Economia

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laborFIRENZE – Un’ex studentessa dell’Università di Firenze aveva portato in giudizio quattro professori che, a suo dire, le avevano rubato una scoperta, pubblicata nella sua tesi,  brevettandola a loro nome. Dopo undici anni di battaglia legale e due sentenze a suo favore, la Corte dei Conti ha condannato i quattro professori a risarcire l’università per cui studiava la ragazza e lavoravano i professori. Nel 2005 la studentessa che rivendicava la titolarità della scoperta ha avanzato la prima istanza e la richiesta di vedere anche il suo nome inserito insieme con quello degli altri ricercatori. I docenti hanno risposto con un primo no, ribadito anche di fronte alla richiesta di una transazione da 90mila euro. Nel 2012 la sentenza del Tribunale di Firenze: l’Università condannata a pagare 153mila euro. Decisione confermata anche in appello. L’ateneo non ha fatto ricorso in Cassazione e ha risarcito l’autrice della scoperta ma la Corte dei Conti ha ora deciso che a pagare dovranno essere anche i professori

La giovane si era laureata alla fine degli Anni 90, nella sua tesi aveva inserito la scoperta dello «scrumble», un composto chimico in grado di individuare la sclerosi multipla e quindi perfetto per un riconoscimento precoce della malattia, un enorme passo avanti nelle possibilità di frenare i suoi effetti. I professori condannati, tutti componenti dello stesso laboratorio, avevano firmato poi il brevetto per un kit in grado di diagnosticare precocemente la sclerosi multipla. Nel 2001, infatti, hanno protetto quella che hanno mostrato come una loro scoperta brevettata dall’Università di Firenze, il«MS PepKit», un prodotto da ricerca per caratterizzare la patogenesi e indirizzare la miglior terapia della sclerosi multipla.

«La pervicace opposizione alle istanze e alle proposte avanzate conferiscono una connotazione di irragionevolezza alle decisioni prese» scrive la Corte dei Conti «smentite dalle perizie e dalle risultanti di ben due gradi di giudizio. Né può sottacersi, peraltro, l’apporto causale dato all’evento dannoso dall’amministrazione danneggiata, cioè l’università degli studi di Firenze, che evidentemente ha condiviso le scelte adottate nel contenzioso instauratosi con la ricercatrice. Ne consegue che (…) le somme richieste ai convenuti vanno ridotte della misura di un quinto».

«Non posso commentare una decisione che ancora non ci è stata notificata – commenta Luigi Dei, rettore dell’Università di Firenze – Posso però dire che abbiamo sempre rispettato le sentenze e proceduto a fare quello che ci era stato chiesto. Ma in questi anni non siamo stati fermi, abbiamo operato per evitare che si ripetano casi simili adottando un regolamento di tutela della proprietà intellettuale dei nostri ricercatori per individuare con chiarezza gli autori delle opere dell’ingegno».

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