Il locale riapre con un grande concerto di Sting

Parigi, strage al Bataclan: un anno dopo la Francia ricorda accendendo una candela in ogni casa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Parigi, 13 novembre 2015, la strage del Bataclan

PARIGI – Rimarrà una delle stragi più efferate del terrorismo islamico: venerdì 13 novembre 2015, 130 persone, in gran parte giovani, freddate a colpi di kalashnikov mentre cercavano di divertirsi al ristorante, al bar o in locali alla moda. Erano le 21:30, sul finire di una bellissima giornata d’autunno e qualcosa a Parigi cambiò per sempre. Arrivò in pochi minuti la morte più inattesa, quella che ti coglie mentre bevi una birra al tavolino del bistrot, mentre salti e ti scateni a un concerto rock e i colpi non sono quelli della batteria ma di un kalashnikov che ti spara addosso, a freddo.

STRAGE – Quella ferita sanguina ancora, i francesi non dimenticheranno facilmente la partita Francia – Germania interrotta dalle esplosioni allo Stade de France, il sangue che colava dai marciapiedi, fra i tavolini della Belle Equipe, del Carillon, del Petit Cambodge, della Bonne Biere, di Casa Nostra, del Comptoir Voltaire. E negli occhi la carneficina al Bataclan.

EMERGENZA – La Francia, ancora sotto shock, ancora alla ricerca di tutti gli assassini e di tutti gli errori commessi. Ma la voglia di voltare pagina e ripartire è traboccante, il Paese non vuole più – come hanno ripetuto Francois Hollande e Manuel Valls – continuare a piangere i suoi morti. Non vuole aver paura di uscire la sera o di mandare i propri figli a scuola. C’è uno stato d’emergenza ancora in vigore, dopo un anno, a ricordare quella serata tragica, ci sono le inchieste in corso tra Francia e Belgio, e l’unico esecutore materiale ancora in vita, il fuggiasco Salah Abdeslam, chiuso in una cella del carcere di massima sicurezza di Fleury-Merogis. Non ha detto ancora una parola e, dice il suo ormai ex avvocato, continua a radicalizzarsi sempre più.

PARIGINI – Da quella sera però piano piano i parigini hanno reagito. Nelle prime settimane, nei primi mesi, è stato difficile, quasi tutti conoscevano qualcuno che era al Bataclan o nei bistrot. Strade e ristoranti erano deserti la sera, ogni colpo, ogni rumore improvviso scatenava la paura. Pirati informatici seminavano il terrore nei licei annunciando stragi e bombe a ripetizione, altri hanno fatto evacuare buona parte del centro di Parigi diffondendo la falsa notizia del sequestro di ostaggi in una chiesa. I nervi scoperti dei francesi, la strage del 14 luglio a Nizza, i tanti attentati sventati, l’orrore di Saint-Etienne-du-Rouvray, sono ancora troppo vicini.

TURISTI – Ma la voglia di voltare pagina e ripartire è palpabile, ogni parigino ne parla, i ragazzi fuori dalle scuole fanno gli spavaldi quando il preside li invita a non fermarsi davanti al portone, le sale da concerto sono stracolme, i ristoranti hanno ricominciato a lavorare. Il 10% dei turisti ha abbandonato quest’anno la Francia ma ci sono i primi timidi segnali di ripresa dopo due anni da dimenticare, a partire dal 7 gennaio 2015, inizio della sanguinosa stagione del terrorismo a Parigi con la strage nella redazione di Charlie Hebdo.

CELEBRAZIONI – C’è sobrietà annunciata nelle celebrazioni, cominciate simbolicamente con un omaggio – l’ 11 novembre, anniversario dell’armistizio nella Grande Guerra – ai morti di un conflitto lontano. Ognuno dei sobri ricordi delle stragi jihadiste sarà affiancato a un segnale di ripresa, a uno slancio di vita.

BATACLAN – Al Bataclan, i proprietari hanno voluto che fosse la musica, un grande concerto di Sting, a dare il via alla nuova stagione, prima ancora dell’omaggio delle autorità e della lapide che sarà scoperta domenica 13 novembre. Si riparte da dove ci si era fermati, dalla musica rock.

CANDELE – E  mentre si scopriranno targhe e si elencheranno i nomi di tante persone uccise, soprattutto giovani e giovanissimi, al Canal Saint-Martin, luogo di ritrovo cult dei ragazzi parigini, si accenderanno migliaia di lanterne. Una candela, dalle finestre di tutte le case di Francia, dovrà essere il simbolo del ricordo e della vita che riprende.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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