Non si tratta di profughi e quindi non hanno diritto all'asilo

Belgrado: la marcia di centinaia di migranti sotto la pioggia e il freddo verso la Croazia. Diretti in Italia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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croaziaBELGRADO – Sfidando pioggia vento e freddo con soprabiti improvvisati e borsoni a tracolla, i migranti partiti ieri a piedi da Belgrado continuano la loro lunga marcia di protesta verso ovest, in direzione del confine con la Croazia, convinti che le autorità di Zagabria consentiranno loro di attraversare la frontiera e di proseguire il loro viaggio verso l’Europa occidentale.

Il loro obiettivo è di arrivare in Italia e Francia, ma non in Germania, come era stato il caso lo scorso anno delle centinaia di migliaia di migranti e profughi transitati lungo la rotta balcanica, chiusa ormai dallo scorso marzo.

I migranti in marcia, in gran parte afghani e pachistani, camminano sulla corsia di sicurezza lungo l’autostrada per Zagabria, scortati da auto della polizia serba che veglia sulla loro sicurezza. Finora hanno percorso 55-60 km. Dai circa 200 di ieri il gruppo di coraggiosi si è ridotto a 120 dopo che alcuni, sfiniti, hanno rinunciato e hanno fatto ritorno a Belgrado.

Secondo i media locali, avrebbero intenzione di fare tappa a Ruma, località a una cinquantina di km dalla frontiera croata, per trascorrere la notte il più possibile al riparo dalla pioggia battente e dal freddo intenso. Potrebbero cercare riparo alla stazione o in altri luoghi di fortuna al coperto. Secondo i media alcuni hanno richiesto l’assistenza medica e in loro soccorso si sono dirette alcune ambulanze. A incamminarsi a piedi verso la Croazia sono stati sopratutto uomini, ma anche diverse donne e bambini. Il loro abbigliamento non è certo ideale per affrontare freddo e pioggia, alcuni camminano addirittura in ciabatte. Complici la pioggia e la stanchezza, non si vedevano più i cartelli e gli striscioni che i migranti mostravano ieri alla partenza con la scritta in inglese ‘Per favore aprite il confine’ e ‘Fermate la guerra’.

Attivisti di organizzazioni umanitarie li hanno raggiunti, portando loro acqua, cibo e coperte. Le tv locali hanno mostrato i migranti in cammino lungo l’autostrada in condizioni di estremo disagio, con addosso coperte zuppe per la pioggia, cappucci improvvisati, buste di plastica sul capo e con a tracolla pesanti borsoni, pacchi e bagagli di varia natura.

Aleksandar Vulin, il ministro del lavoro e affari sociali serbo, responsabile dell’emergenza migranti, ha detto che la Serbia non rifiuta l’assistenza, ma che gli afghani e pachistani in marcia sono essenzialmente migranti economici che non hanno diritto all’asilo nei Paesi dell’Ue nei quali intendono recarsi. Hanno diritto ad attraversare il territorio della Serbia ma – ha puntualizzato Vulin – non hanno il diritto di ostacolare il traffico o di bloccare le frontiere, né di cambiare la vita quotidiana dei cittadini serbi.

Precisazione quanto mai opportuna: si tratta infatti della stessa situazione nella quale si trova la maggioranza dei migranti approdati in Italia, che spesso però ostacolano il traffico e cambiano la vita quotidiana di molte città e paesi d’Italia. Ma il nostro governo tollera.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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