Andiamo peggio della Spagna

Referendum: per cercare di recuperare Renzi si attacca allo spread che cresce

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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matteo-renzi-e-mariano-rajoyL’eventuale vittoria del no potrebbe portare molte difficoltà economiche all’Italia: lo dice, naturalmente a pro suo, Matteo Renzi che prevede: «Aumenta lo spread italiano? Ovvio, c’è incertezza». In effetti lo spread sta crescendo lentamente, ma senza sosta: ai primi di agosto la forchetta dei Btp italiani con i Bund tedeschi era poco sopra i cento punti base, ieri è schizzato a 182 e chiuso solo qualche punto più sotto, a 176.

SPREAD – Vero è che i tassi sono aumentati in tutta Europa, e che parte lo si deve alla vittoria (quasi) a sorpresa di Donald Trump. Centottanta punti base sono niente rispetto ai 570 dell’ autunno del 2011, ma è il livello più alto da oltre due anni a questa parte. I tassi dei titoli a dieci anni sono tornati a rendere più del due per cento: se non caleranno, alla fine dell’anno saranno costati all’Italia due miliardi di interessi sul debito in più di quanto previsto finora. Ma il differenziale che è più variato non è quello con i bund tedeschi, ma quello con i Bonos spagnoli. A Madrid ci sono voluti mesi per mettere insieme una specie di maggioranza disposta a confermare Mariano Rajoy alla Moncloa. Eppure il rischio che calcolano i mercati sui titoli spagnoli è nettamente più basso di quello italiano: appena 125 punti base.

SPAGNA – L’economia spagnola, nonostante la paralisi istituzionale, corre ad un ritmo quattro volte più veloce di quella italiana. Rajoy bene o male, nonostante l’opposizione dei socialisti, ha garantito una continuità istituzionale che a Renzi potrebbe essere negata da un giorno all’altro: il Pil quest’anno è confermato in crescita del 3,2 per cento, quello italiano fatica a raggiungere il +1 per cento.

ITALIA – Nonostante l’ombrello protettivo della Banca centrale europea – che pure dovrebbe proseguire per tutto il 2017 – l’Italia soffre ancora di un problema che in Spagna come in gran parte d’Europa è stato risolto con massicce iniezioni di soldi pubblici: il sistema bancario appesantito da dieci anni di recessione e stagnazione. Poiché le banche italiane posseggono un bel pezzo di debito pubblico, non è difficile capire perché i mercati diano un prezzo a quel rischio. Nel 2012 quella fu la ragione che impedì al governo Monti di accettare i 60 miliardi di aiuti europei concessi alla Spagna. Ma è per queste ragioni che l’Italia oggi è più vulnerabile di altri.

 

 

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Camillo Cipriani

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