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Migranti: la Ue inventa la ‘solidarietà efficace’ per rendere più difficili i ricollocamenti. E l’Italia si tiene tutti quelli che arrivano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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BRUXELLES – «Solidarietà efficace», così si intitola il documento, un cosiddetto non paper di due pagine scarse, annunciato da mesi, con cui la presidenza slovacca di turno al Consiglio Ue tenterà di far passare la linea della flessibilità, alla cena informale dei ministri dei 28, organizzata per stasera 17 novembre a Bruxelles. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ci sarà, per ribadire il suo netto diniego. Al suo fianco potrà contare sui colleghi di Grecia e Malta. Ma, secondo fonti diplomatiche europee, sono numerosi, seppure con sfumature diverse, i Paesi a cui il documento non piace. «Gli unici a gradirlo davvero sono i quattro Paesi Visegrad» (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), affermano. Il dossier resta comunque altamente divisivo. E proprio per questo Commissione europea e Germania puntano a chiudere al più presto.

Fonti della presidenza sottolineano tuttavia che il documento informale è la base per un work in progress, e che la cena serve per raccogliere feedback per trovare terreno comune.

Di base il documento slovacco smantella l’idea di solidarietà obbligatoria prevista della proposta della Commissione europea. Tutto quanto vi è previsto è su base volontaria. Il punto di partenza è che tutti gli Stati contribuiscano per condividere il peso delle crisi migratorie. Ma – si osserva – ci sono molti modi per farlo: dal ricollocamento, al supporto finanziario, al sostegno per la protezione delle frontiere esterne, alla condivisione delle capacità di accoglienza o nel rivestire un ruolo più incisivo nelle operazioni di rimpatrio. E a questo proposito si introduce addirittura il concetto di ricollocare chi deve essere rimpatriato, vale a dire: l’assunzione di responsabilità da parte dello Stato membro di riportare i migranti al loro Paese di origine.

Per questo viene proposta una strategia su tre pilastri, o meglio sulla base di tre scenari, adattabile a seconda dei livelli dei flussi di migranti.

La prima ipotesi, in circostanze normali, prevede un aggiornamento dell’attuale sistema. Quindi, con un numero moderato di arrivi, si punta a rimediare alle attuali carenze con la riduzione dei movimenti secondari.

Il secondo scenario è invece riferito ad un meccanismo su misura, per contribuire alla solidarietà, in circostanze deteriorate. In questo caso, in alternativa ai trasferimenti di richiedenti asilo negli Stati membri, si prevedono contributi finanziari ai Paesi sotto pressione; una maggiore contribuzione all’Ufficio europeo per l”Asilo (Easo) o all’Agenzia europea delle guardie di frontiera, o alle operazioni congiunte di rimpatrio; o ancora, la condivisione di centri di accoglienza durante il trattamento delle richieste d’asilo.

La terza e ultima eventualità riguarda invece un meccanismo di crisi eccezionale per circostanze gravi. In questo caso non si entra nel dettaglio, salvo dire che tutti gli Stati membri dovranno essere parte della soluzione, sotto la guida del Consiglio europeo, che deciderà misure di sostegno aggiuntive, ma solo “su base volontaria.

I paesi nei quali sbarcano i migranti (Italia e Grecia) se li tengono, e gli altri contribuiscono solo su base volontaria e prevalentemente versando risorse finanziarie per contribuire alle spese di accoglienza. Una vera e propria beffa per il governo italiano, che dovrà far sentire la sua autorevole voce tramite il ministro Alfano.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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