Nei primi 9 mesi del 2016, +7mila imprese non italiane rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

Continua la crescita delle imprese straniere

di Martina Venni - - Cronaca

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nico-gronchi_presidenteContinua a crescere l’imprenditoria straniera nel commercio al dettaglio in sede fissa, ma il traino non basta ad invertire la tendenza alla contrazione che interessa l’intero settore. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti, su scala nazionale, ad agosto 2016 le imprese straniere nel settore commercio sono oltre 160 mila; il 18,5% del totale con un aumento di circa 7 mila imprese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il boom di aperture da parte di imprenditori non italiani non interrompe, però, la desertificazione delle attività commerciali: il settore perde complessivamente quasi 2mila imprese, con un vero e proprio crollo delle attività in sede fissa che registrano una flessione di -5 mila negozi; tutto questo rispetto allo stesso periodo del 2015.

La crescita di imprese straniere si concentra, soprattutto, nel settore del commercio ambulante, dove si è registrato il sorpasso dei non italiani: 103 mila le straniere, ovvero il 53,1% del totale e un +4,9% rispetto al 2015.

Sia nel commercio su area pubblica che in quello in sede fissa, l’incidenza straniera si concentra maggiormente nel settore moda e tessile; anche se, a crescere più velocemente sono i negozi di frutta non italiani, in aumento dell’11,8% nell’ultimo anno.

Facendo un focus sulla regione Toscana per quanto concerne il commercio al dettaglio: dal 2011 al 2015 a fronte di una diminuzione di 2.108 imprese italiane si ha un aumento di 2.227 straniere.

In Toscana, nel 2015 risultano esistenti 11.144 imprese non italiane, e l’incidenza sul totale nazionale di imprese straniere è del 7,2%. La nostra regione si colloca, così, quinta in classifica, per incidenza di imprese straniere, dietro a Campania, Lombardia, Lazio e Sicilia; e distanzia, però, regioni simili per caratteristiche come Emilia Romagna e Piemonte.

E ‘incredibile constatare come ormai nel mondo del commercio di piccole o piccolissime dimensioni, – commenta Nico Gronchi Presidente Confesercenti Toscana – gli unici segni di vitalità arrivino dagli imprenditori stranieri e la presenza di oltre 11 mila imprese a conduzione straniera in Toscana ne sono la testimonianza “.

A livello nazionale, anche dal punto di vista dell’occupazione le imprese straniere si confermano più dinamiche della media: ad agosto 2016 il settore commercio in sede fissa registra oltre 1.752.488 addetti, circa 36mila in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma anche in questo caso, sono gli addetti delle imprese non italiane a crescere ad un ritmo superiore, +8,7% con un media del settore a +1,7%.

Le imprese straniere sono caratterizzate, però, da una longevità più bassa rispetto alla media generale; in alcuni casi si può parlare, addirittura, di aperture ‘mordi e fuggi’.

In pratica le imprese straniere crescono numericamente ogni anno, mantengono o addirittura creano occupazione, producono integrazione sociale e ancora qualcuno tenta di demonizzare questa forma di microimpresa. – conclude Nico Gronchi Presidente Confesercenti Toscana – Certo esiste anche il lato della medaglia meno piacevole e cioè il fatto che alcune comunità straniere tendono a non integrarsi o a farlo molto lentamente, in alcuni settori specifici approfittano di norme lacunose per vendere di tutto e in altri casi il rispetto delle normative sanitarie, sicurezza sul lavoro, ecc. non sono proprio la priorità. Resta il fatto che una buona convivenza tra imprese “autoctone” e imprese straniere è e resterà forse la risposta migliore di integrazione in momenti come questo in cui il tema dell’immigrazione incombe e costringe anche il mondo delle imprese a riflessioni profonde “.

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Commenti (1)

  • roberto

    |

    L’offerta si può spostare dalle imprese italiane a quelle straniere ma se non cresce/ripristina la domanda di 30 milioni di redditi fissi dimezzati nel suo potere d’acquisto nell’occasione del cambio lira/euro di 1000 lire = 1 euro e non di 1936,27 lire = 1 euro, non avremo una crescita effettiva ma il semplice spostamento di offerta,poi,seguito dalla domanda esistente!
    Occorre che la politica renda il potere d’acquisto perduto, in modo del tutto speculativo, al monte salari,stipendi e pensioni con una redistribuzione di carattere fiscale che, applichi la progressività dell’imposizione su redditi effettivi, di cui all’articolo 53 della Costituzione! così metteremo fine anche all’evasione fiscale e contributiva!

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