Purché non sia un mezzo per procedere a assunzioni clientelari

Pubblici dipendenti: sindaci e amministrazioni statali chiedono di riaprire le graduatorie e di spalancare l’accesso ai giovani

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Comuni e amministrazioni pubbliche soffrono ancora di carenze di personale, conseguenti al lungo blocco del turnover che ha prosciugato e invecchiato i ruoli delle pubbliche amministrazioni. Tenuto conto di questa circostanza, delle richieste avanzate da sindaci e sindacati, il governo sembrerebbe pronto a tappare per intanto la falla, prorogando di un anno tutte le graduatorie dei concorsi pubblici in scadenza.

La novità dovrebbe interessare un piccolo esercito di 4.471 vincitori di concorso e 151.378 idonei, tanti sono gli italiani in attesa di una chiamata. La ministra Marianna Madia aveva già dato un segnale di apertura che ora potrebbe essere inserita come emendamento alla manovra.

D’altra parte emettere nuovi bandi e indire altre selezioni ha un costo, mentre mantenere in piedi una graduatoria non ha alcun onere. Inoltre per fare concorsi occorre tempo, cosa che gli enti locali non hanno, avendo bisogno immediato di lavoratori. Il tutto combacerebbe con l’allentamento dei vincoli del turnover. Una misura d’emergenza, quindi, destinata a traghettare il sistema verso nuove modalità di reclutamento, da mettere nero su bianco nel Testo Unico del pubblico impiego, che il governo presenterà entro febbraio prossimo. La proroga, che già trova il sostegno del Movimento Cinque Stelle, risponde dunque sia al pressing dell’Anci, il presidente Antonio Decaro aveva scritto alla ministra, sia a quello delle migliaia di vincitori e idonei.

Nei circa 100 emendamenti alla legge di bilancio inviati dai ministeri vengono richieste oltre 3.500 assunzioni di personale. La maggior parte arriva dal Ministero della Giustizia che ha chiesto l’assunzione a tempo indeterminato di 2.500 persone da adibire a funzioni amministrative più altre 60 da destinare al Dipartimento giustizia minorile. Poi il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che tra i suoi emendamenti alla manovra ne ha presentato uno per l’assunzione di 300 persone alle Capitanerie di porto, 32 al Consiglio dei lavori pubblici e altre 270 da adibire a funzioni legate alla sicurezza stradale e ai servizi all’utenza. Inoltre si stanziano 1,1 milioni di euro per la trasformazione a tempo indeterminato degli ispettori Enac assunti nel 2012. Il dicastero dell’Istruzione chiede con un emendamento il via libera all’assunzione di 164 unità di personale non docente per la copertura del turn over mentre quello dello Sviluppo Economico richiede il via libera a 50 assunzioni all’Ice. Con un emendamento del Ministero della Pubblica Amministrazione si chiede si portare da 93 a 250 il personale dell’Agenzia per l’Italia Digitale mentre il ministero dell’Ambiente chiede la nomina di 4 dirigenti e 120 scatti di qualifica.

Ma neppure i sindaci stanno a guardare e insistono per nuove assunzioni, sostenendo di non voler far lievitare la spesa pubblica (anche perché i comuni hanno fatto in pieno la loro parte, visto che dal 2010 al 2015 la spesa per il personale è calata del 13,5%, mentre in tutta la galassia della p.a. la riduzione è stata solo del 6%), ma semplicemente di avere necessità di nuovi ingressi per sopravvivere. Con 63 mila lavoratori in meno (dal 2007 al 2014), meno trasferimenti dallo stato, il blocco delle aliquote e troppi compiti e funzioni che spesso si traducono in adempimenti burocratici inutili, i sindaci hanno chiesto aiuto a Renzi e Delrio, ex primi cittadini insediatisi al governo.

Sui comuni, ma anche sullo Stato, incombe poi il pericolo dell’eccessivo invecchiamento del personale, che si fa sentire soprattutto sui corpi che agiscono per la sicurezza dei cittadini come i vigili del fuoco e i poliziotti.

Questi i livelli d’età (veneranda) dei dipendenti comunali: su 3.124 dirigenti a tempo indeterminato solo l’1% ha meno di 40 anni, il 75% ha più di 50 anni e il 24% più di 60 anni. E anche i dipendenti iniziano ad avviarsi verso la terza età. Sul totale di 368.889 lavoratori comunali, solo il 10,8% ha meno di 40 anni, mentre il 60% ha più di 50 anni. Per questo l’Anci si aspetta dalla legge di bilancio risposte concrete in materia di personale, visto che neppure la legge di stabilità 2016 aveva sbloccato la questione, anzi aveva fissato il paletto al 25% della spesa per le cessazioni, di fatto ingessando gli organici dei comuni. L’Anci chiede di innalzare la soglia almeno al 75%, ma solo per i municipi che rispettano il rapporto medio dipendenti/popolazione definito dal ministero dell’interno per gli enti in dissesto. Una volta fissato un paletto di spesa, i sindaci dovranno essere liberi di poter operare assumendo personale nei settori che ritengono più essenziali, in funzione delle scelte politiche da loro assunte.

Sembra una richiesta saggia e giustificata, a patto che vengano scelti solo i settori da coprire e non anche i destinatari, in modo da evitare di perpetuare la prassi delle assunzioni di carattere prevalentemente politico che, specialmente nelle Regioni, non hanno dato ottimi risultati. E’ essenziale comunque sbloccare la situazione per aprire le porte di un impiego sicuro alle giovani generazioni, il cui livello altissimo di disoccupazione non è stato tagliato, nonostante le promesse e gli annunci, neppure dalle riforme del rottamatore.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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