Alcune situazioni di favore generali nel settore pubblico

Dipendenti del Parlamento: rimane ancora qualche privilegio, ma non è uno scandalo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse05-03-2014 RomaPoliticaCamera dei Deputati - Legge elettoraleNella foto Un momento dei lavoriPhoto Roberto Monaldo / LaPresse05-03-2014 Rome (Italy)Chamber of Deputies - Electoral lawIn the photo A moment of the work

Molto spesso tra le categorie di lavoratori del settore pubblico che godono di trattamenti di favore sono stati indicati in primis i dipendenti della Camera dei Deputati, oltre 1.000 lavoratori che godono di diritti e privilegi sconosciuti al dipendente del settore privato, ma, in qualche caso, anche del settore pubblico.

Tra questi, come indicato in un recente articolo di Repubblica: periodo di conservazione del posto di lavoro fino a 3 anni in caso di malattia contro i 6 mesi dei dipendenti del settore privato, assenza dal posto di lavoro ingiustificata per 30 giorni contro i 3/5 giorni dei lavoratori privati. Il licenziamento avviene soltanto in rarissime situazioni.

La retribuzione di un dipendente della Camera può raggiungere un importo fino a 240mila euro, pari a quella fissata per gli alti dirigenti dello Stato. I minimi retributivi previsti nella disciplina che regola il lavoro dei dipendenti della Camera sono abbastanza elevati (30 mila euro per la qualifica di operatore tecnico, 65mila per la qualifica di consigliere parlamentare). Non male anche gli incrementi retributivi legati agli scatti di anzianità. Un esempio: un assistente parlamentare percepisce una retribuzione all’ingresso di circa 35.000 euro che, dopo poco più di vent’anni di lavoro, diventa di quasi 100mila euro, dunque euro più euro meno, viene triplicata.

Il periodo complessivo di tolleranza (ossia di conservazione del posto di lavoro) nei confronti dei dipendenti delle Camera assenti per malattia può raggiungere i 36 mesi, mentre il lavoratore del settore privato ha diritto a un periodo generalmente non superiore ai 6 mesi. Inoltre, nel caso di sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione assegnata, la disciplina di risoluzione del rapporto di lavoro per il dipendente della Camera non prevede mai il licenziamento, perché anche se i suoi servigi non servono più viene ricollocato. Come è accaduto ai barbieri della Camera, spariti come mansione, ma ricollocati e in pratica promossi, ad assistenti parlamentari.

Nel settore privato può scattare il licenziamento disciplinare nel caso in cui le assenze ingiustificate dal lavoro siano almeno dai 3 ai 5 giorni nell’anno solare. Per i dipendenti della Camera, invece, le assenze arbitrarie possono arrivare fino ad un mese.

Tutti i dipendenti della Camera possono andare in pensione al compimento del 65mo anno di età, come gli altri dipendenti pubblici. La Riforma Fornero invece ha portato a circa 67 anni (per gli uomini) e 66 anni (per le donne) l’età pensionabile nel settore privato.

Come si vede si tratta di una serie di benefici, alcuni dei quali analoghi al trattamento per i dipendenti e dirigenti del pubblico impiego, nei confronti dei quali però la riforma Madia intende stringere i cordoni sia dal punto di vista economico che normativo. Vedremo se analoghi provvedimenti, una volta approvati per gli statali, verranno applicati anche ad altre categorie, come i dipendenti della Camera (e del Senato) che godono di trattamenti e contratti particolari. Che stanno attirando, sembra, la particolare attenzione della Presidente Boldrini e del Presidente Grasso.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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