Le resistenze dei comuni all'accoglienza diffusa

Migranti: l’Anci chiede più poteri per i comuni mentre Alfano smentisce requisizioni di alberghi per ospitarli

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il ministro Alfano si è affrettato a smentire subito, ma da qualche giorno circola insistente l’indiscrezione che, naturalmente dopo il referendum, i prefetti sarebbero autorizzati a requisire alberghi, complessi residenziali e abitazioni per alloggiare i migranti. Azione che non è mai stata messa in pratica né permessa, per costante giurisprudenza dei tribunali, per i tanti sfrattati italiani che non hanno trovato soluzione al loro problema e magari sono costretti a dormire in auto.

L’iniziativa era stata collegata alle tante resistenze della maggior parte dei sindaci ad opsitare gruppi di migranti. Per questo si era inteso dare poteri speciali ai prefetti, ma l’Anci è subito insorta, la distribuzione degli spesso sgraditi ospiti deve essere concordata con i comuni.

Per invogliare i sindaci recalcitranti infatti è stato creato il cd. Fondo di riconoscenza, ovvero 100 milioni di euro che il governo ha stanziato con la legge di Stabilità. «Un Bonus Gratitudine di 500 euro a migrante per i Comuni che ci hanno aiutato in questa sfida», lo aveva presentato Alfano. Ne possono beneficiare i 2600 Comuni (su 8000) che hanno aperto all’accoglienza dei profughi. Il Friuli Venezia Giulia, per dire, ha già fatto qualche conto: sono in arrivo 2,8 milioni di euro per 5.565 migranti ospitati.

Ma, fatto questo passo acccattivante, il ministero potrebbe usare il bastone, ossia il pugno duro nei confronti di quei Comuni che recalcitrano ai doveri dell’accoglienza. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala a questo accennava, due giorni fa, quando chiedeva al ministro «strumenti» per superare l’ostacolo di quelli che dicono no.

Per ora il nuovo Piano di accoglienza, quello targato Viminale-Anci, e che prevede quote regionali, provinciali e comunali stenta a decollare, quasi nessuno si è offerto spontaneamente. Spalmando i profughi su tutto il territorio nazionale, si prevede una concentrazione massima di 2,5 profughi ogni 1000 abitanti, con una deroga per i 15 Comuni metropolitani, dove la concentrazione è considerata «sostenibile» se non supera gli 1,5 profughi ogni 1000 residenti.

Se molti Comuni, nonostante questo, non aderissero al Piano il governo non riuscirebbe ad onorare due impegni: il primo di non inviare più richiedenti asilo nei Comuni già oberati – vedi Milano -, il secondo di smontare buona parte dei campi di accoglienza esistenti.

Si consideri che fino alla scorsa settimana erano 168.251 i profughi o richiedenti asilo ospitati dallo Stato italiano. Una quota difficilissima da gestire, tanto che il maggior protettore dei migranti, il prefetto Mario Morcone, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, qualche tempo fa si era lasciato sfuggire una battuta che la dice lunga sullo stato dei rapporti tra centro e periferia: «I sindaci potrebbero fare tanto se solo trovassero la forza di scrollarsi di dosso l’ansia del consenso che sta condizionando troppo la politica». Ma quella che agli occhi del prefetto è «ansia di consenso», dal punto di vista dei sindaci è doverosa attenzione ai propri eletti.

Per questo l’Anci ha fatto sentire la sua voce e lanciato una proposta: «Tre sono le condizioni da non perdere mai di vista: l’accoglienza dovrà essere sostenibile, proporzionale e volontaria e a tal fine serviranno ulteriori fondi se si vogliono davvero avviare percorsi di inclusione». Ma non è possibile continuare a riempire questo pozzo senza fondo con risorse che sarebbero molto più utili e importanti per rilanciare l’economia e aiutare i tanti nostri connazionali in grave difficoltà.

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Camillo Cipriani

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