Le incongriuenze del testo che andremo a votare

referendum: le criticità formali e sostanziali della riforma del procedimento legislativo

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Italy Politics

Sono numerose le criticità, formali e sostanziali, della riforma costituzionale, sconosciute per  la maggior parte di coloro che si apprestano ad andare alle urne senza aver letto il testo della legge e confidando soltanto sulle parole ammalianti della ministra Boschi e del premier.

Un articolo illuminante della professoressa Tecla Maccarese, ordinario all’Università degli studi di Brescia (‘Questioni di stile, sgrammaticature nel testo delle riforma e pubblicità ingannevole per sollecitarne il consenso’), pubblicato sulla rivista online specializzata Costituzionalismo.it, fascicolo 2/2016, dimostra invece autorevolmente che ci sono molte pecche nei contenuti della riforma.

Esiste una potenziale deriva antidemocratica e, in primis, l’iter che ne ha accompagnato l’approvazione è stato messo in atto da un Parlamento del quale – è bene ricordarlo – in molti contestano la piena legittimità, perché eletto con la legge Calderoli del 2005 (il famigerato Porcellum). A proposito del quale si rileva che gli articoli relativi all’attribuzione del premio di maggioranza sono stati dichiarati incostituzionali dalla sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale.

Pertanto la nuova formulazione della carta fondamentale è stata non solo proposta dal governo, e questa già sarebbe una scorrettezza costituzionale, ma anche approvata da un Parlamento, che, pur delegittimato, si è impegnato in una riforma che, in maniera diretta, investe più di un terzo degli articoli della Costituzione (ben 47 su 139) ma indirettamente, di fatto, altera il suo impianto complessivo e compromette l’assetto democratico di cui è fondamento.

Inoltre il testo della riforma è scritto male, e risulta spesso incomprensibile per il continuo ricorso a rinvii da un comma all’altro (di uno stesso articolo) o da un articolo all’altro del testo costituzionale. Proprio in merito agli articoli (70 e seguenti) che si occupano dell’approvazione delle leggi – vantata come una grande conquista da Renzi e dalla sua fedele ministra Boschi – esemplare è il caso della pluralità di rinvii nella formulazione dell’articolo 70 sulla funzione legislativa. Ma ancor più desta dubbi e crea confusione il testo del tormentato articolo 57 che, ai commi 2, 5 e 6 indica: «tre […] diversi criteri […]: l’elezione consiliare nel secondo comma; l’indicazione da parte degli elettori nel quinto comma; l’adozione di un meccanismo elettorale che, nella distribuzione dei seggi senatoriali tra le forze politiche, tenga conto non solo della composizione del collegio che elegge ma anche della distribuzione dei voti espressi dagli elettori per la stessa composizione del Consiglio regionale o provinciale».

Inoltre corre l’obbligo di segnalare la formulazione tutt’altro che comprensibile del comma 6 dell’articolo 77 in tema di decreti legge, là dove stabilisce che «L’esame, a norma dell’articolo 70, terzo e quarto comma, dei disegni di legge di conversione dei decreti è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei Deputati. Le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni della presentazione».

Per quanto riguarda infine il computo dei termini i conti sembrano non tornare perché i quaranta giorni a disposizione della Camera dei deputati per la conversione in legge del decreto non escludono la possibilità di modifiche al testo di legge una volta scaduti i trenta giorni di cui il Senato dispone per chiederne l’esame. Non si esclude, cioè, la possibilità che la Camera dei deputati apporti modifiche a un testo che il Senato non può più chiedere di esaminare perché ormai trascorsi i trenta giorni entro cui poteva farne richiesta. Insomma un vero e proprio pastrocchio.

Ci si è limitati agli esempi più eloquenti, agli articoli le cui pecche sono comprensibili soprattutto agli addetti ai lavori, delle quali però è bene che anche i cittadini siano informati, per non cascare nel tranello degli slogan propagandistici della premiata ditta Renzi – Boschi.

 

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