Le incongruenze dell'articolato rispetto anche alle intenzioni dei proponenti

Referendum: l’approvazione delle leggi fondamentali si complica e si allunga a dismisura

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Una delle necessità principali della riforma costituzionale, a detta dei promotori, sarebbe anche quella di accorciare i tempi di approvazione delle leggi,eccessivamente lunghi perché devono esprimersi entrambe le camere. In alcuni casi occorrono ripetute letture prima che le due assemblee rappresentative trovino l’accordo sul medesimo testo. Ma è proprio vero? Una testimonianza oggettiva in merito possiamo trovarla consultando i dati sull’attività legislativa pubblicati nel sito del Senato. Eccoli qua.

In questa legislatura, dal 15 marzo 2013 ad oggi, il Parlamento ha finora approvato 255 leggi impiegando un tempo medio di approvazione di 240 giorni per legge, più o meno 8 mesi. Scendendo nel dettaglio possiamo distinguere fra proposte di legge governative e parlamentari. Per le seconde i tempi sono più che doppi, addirittura 501 giorni. Invece il tempo medio di approvazione delle leggi d’iniziativa governativa scende a 178 giorni, circa un terzo. Questo dato  vale per la maggior parte delle leggi perché le proposte governative costituiscono l’80% del totale.
Ma in quest’ultimo ambito possiamo fare ulteriori distinzioni, e notiamo che viaggiano più rapidamente quelle per le quali esistono termini di scadenza o sessioni riservate d’esame: le leggi collegate al bilancio (54 giorni), e le leggi di conversione dei decreti legge (42 giorni); più lente procedono le restanti leggi: 261 giorni.Le leggi di conversione perché costituiscono oltre il 40% del totale (fonte: Rapporto sulla legislazione 2014), il che significa che 4 volte su 10 le leggi arrivano in porto in poco più di 40 giorni.

Statistiche a parte si può rilevare che in fondo la velocità di approvazione di  una legge dipende molto dalla volontà politica, ossia dalla determinazione della maggioranza di portare a casa quel certo risultato (è noto il caso del lodo Alfano approvato in pochi giorni, e poi giudicato incostituzionale dalla Corte costituzionale). Non è vero dunque che il rallentamento sia dovuto essenzialmente al bicameralismo perfetto, non è una questione di procedura, ma soprattutto di coesione politica.

Sulla carta, la riforma potrebbe comportare una riduzione dei tempi, visto che per la maggior parte delle leggi sarà decisiva la sola volontà della Camera dei deputati, e il Senato potrà esprimersi per una sola volta nel termine di 30 giorni dalla richiesta (che deve avvenire entro 10 giorni dalla prima approvazione del testo alla Camera), ma abbiamo già visto che questo è vero solo in parte. Ci sono alcune variabili che potrebbero incidere e che dipenderanno dalla composizione politica delle due camere. Per esempio, con quanta frequenza il Senato chiederà di esaminare i progetti trasmessi dalla prima camera, circostanza che allungherebbe la procedura di un mese e che sarà certamente più frequente qualora la maggioranza alla camera sia differente da quella del senato. Oppure se la Camera manterrà gli attuali ritmi di approvazione (non è escluso che rallentino considerando che non si potrà più contare con certezza su correzioni del testo durante l’esame dell’altro ramo parlamentare che sarà solo eventuale).

La situazione non dovrebbe invece cambiare in maniera sensibile per le leggi previste dal primo comma del nuovo art. 70, le cosiddette leggi bicamerali  (leggi di revisione della Costituzione, leggi costituzionali, leggi sui referendum, sulle minoranze linguistiche, sui comuni ecc.), per la semplice ragione che dovranno essere votate nello stesso testo da Camera e Senato esattamente come accade ora. Al limite c’è il pericolo che i tempi si allunghino qualora si verifichi l’ipotesi di maggioranze diverse nei due rami del parlamento.

La riforma persegue in teoria l’obiettivo di una più spedita approvazione delle leggi anche con il nuovo procedimento di voto a data fissa (ultimo comma del nuovo art. 72). In base a questo procedimento il Governo può chiedere che la Camera voti entro 70 giorni un disegno di legge fondamentale per l’attuazione del programma (vanno computati anche i 5 giorni che l’assemblea ha a disposizione per deliberare sulla richiesta governativa). A tal riguardo va segnalato che attualmente alla Camera l’approvazione dei disegni di legge del Governo dura in media 56 giorni (anche questo dato si trova nel sito del Senato ed è calcolato considerando l’intervallo che intercorre tra il primo esame del disegno di legge e la sua approvazione). In altre parole, i tempi medi di approvazione delle proposte del Governo alla Camera dei deputati sono più brevi di quelli previsti dalla nuova procedura di voto a data fissa.E quindi neppure sotto questo aspetto la riforma comporta un miglioramento.

Pensiamoci bene dunque al momento di votare; non diamo uno sconfinato potere a chi ha dimostrato già di volerlo acquisire pur non avendo avuto alcuna legittimazione popolare.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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