Non dovrebbero esserci proteste per le quattro repliche

Opera di Firenze: debutta mutilo di scene e costumi il «Faust» di Gounod

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Stampa Stampa

FIRENZE – Pare quasi una maledizione: quando all’Opera di Firenze sta per andare in scena lo spettacolo dell’anno, quello che promette di più anche dal punto di vista visivo, succede qualcosa di grave che provoca uno sciopero. Così è stato per il «Faust» di Charles Gounod, con Juraj Valčuha a dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino e il famoso allestimento di David McVicar, che gira con gran successo da 13 anni e che finalmente è arrivato anche a Firenze. Chi era a teatro stasera, però, per farsene un’idea deve ancora ricorrere al DVD. La conferma di 28 licenziamenti da parte dei vertici del teatro ha fatto scendere in sciopero alcune sigle sindacali, CGIL in testa, e, anche se non hanno aderito FIALS e UIL e, di conseguenza, orchestra e coro erano presenti, mancavano tutti gli altri lavoratori necessari alla messinscena di uno spettacolo completo.

Il pubblico ha potuto scegliere fra cambiare o farsi rimborsare il biglietto (ma non subito, in questo caso: da martedì, il che ha fatto infuriare chi veniva da fuori Firenze e non era stato raggiunto prima dalla comunicazione) oppure accettare l’opera in forma di concerto. Dopo un ritardo di una ventina di minuti e un comizio-invettiva del Sovrintendente Bianchi, lo spettacolo è iniziato a scena ferma, con le luci di sala tutte accese, senza costumi e, naturalmente, con le azioni sceniche appena accennate dai soli protagonisti. Non proprio l’ideale, per un’opera che si regge soprattutto sulla teatralità. Ciò nonostante, il cast complessivamente valido ha saputo offrire uno spettacolo musicalmente godibile.

Apprezzabili, specie considerate le condizioni in cui si esibivano, le interpretazioni di Wookyung Kim (cui volentieri si perdona una défaillance vocale al primo atto, vista la partecipazione e anche la perizia con cui ha cantato «Salut, demeure chaste et pure»), Carmela Remigio (Marguerite), Serban Vasile (Valentin); ha decisamente il physique du rôle il basso Paul Gay, un  Méphistophélès che svetta sugli altri di tutta la testa. La direzione di Valčuha è asciutta, non lascia spazio alla sontuosità cui siamo abituati, nelle esecuzioni del «Faust», ma è indubbiamente limpida, leggera dove ha da esserlo. In sintesi, la qualità musicale ha lasciato intuire che lo spettacolo completo non avrebbe lasciato delusi quelli che lo aspettavano con trepidazione.

Non sono previste proteste per le repliche di Domenica 22 gennaio, ore 15.30 – Martedì Mar 24 gennaio, ore 20 – Martedì 31 gennaio, ore 20 – Venerdì 3 febbraio, ore 20

Tag:, , ,

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.