Da mercoledì 25 a domenica 29 gennaio

Firenze: al Niccolini «Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati in versione teatrale

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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«Il Deserto dei Tartari» (foto Serena Pea)

FIRENZE – Da mercoledì 25 a domenica 29 gennaio Paolo Valerio dirige e interpreta al Teatro Niccolini di Firenze «Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati.

«Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione». Inizia così uno dei più celebri e misteriosi romanzi del Novecento italiano, scritto nel 1939 in Eritrea, dove Dino Buzzati era corrispondente per il Corriere della Sera, e pubblicato nel 1940. Vi si racconta con stile semplice e asciutto la dimensione dell’ «oltre», da cui scaturiscono angosce, paure, tormenti. È La storia della lunga attesa di qualcosa che verrà, quando ciò che aspettiamo è proprio ciò a cui abbiamo rinunciato: la vita.

Spiega Paolo Valerio, autore e interprete dell’adattamento teatrale e non alla prima esperienza con opere di Buzzati: «Il mondo di Dino Buzzati è affascinante e misterioso e ne Il deserto dei Tartari, il romanzo che segnò la sua vera consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali, oltre al suo immaginario onirico di paesaggi e personaggi. Il tema portante è quello della fuga del tempo. Tutti gli attori aspetteranno e affronteranno i loro Tartari, e così anche tutti gli spettatori saranno Drogo. Avrà un ruolo importante anche la parte più letteraria de Il deserto dei Tartari, con l’intenzione di portarne in scena i momenti più descrittivi e poetici, attraverso le parole meravigliose di questo testo, e le immagini del pittore Dino Buzzati».

Uno spettacolo che sottolinea il linguaggio fortemente allusivo e la mancanza di precisi riferimenti spazio-temporali del romanzo, tenendo la vicenda come sospesa in un quadro reso ancora più mitico dalle musiche originali di Antonio Di Pofi eseguite dal vivo da Aldo Gentileschi alla fisarmonica e Marina La Placa al theremin. Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2016 per migliori le scene ad Antonio Panzuto.

Giovanni Drogo, un giovane e speranzoso tenente, viene mandato in servizio presso un non meglio identificato distaccamento militare ai confini del mondo, la Fortezza Bastiani, relegata in cima a un’impervia montagna e che da subito appare come sospesa tra sogno e veglia. La Fortezza, un tempo scenario di grandi battaglie, è ora un avamposto abbandonato e pressoché dimenticato, ma vincola a sé tutti i militari del battaglione per il senso di perenne attesa di un nemico che ci si aspetta giunga dalla frontiera e che rappresenta il sogno di una gloria da conquistare e di un destino su cui riporre la propria fiducia. Quando Drogo giunge alla Fortezza è convinto di trascorrere in quel luogo desolato solo qualche mese, ma la monotona vita della Fortezza, la disciplina militare, gli orari dell’esistenza comunitaria e la convinzione o illusione che di lì a poco il nemico arriverà, fanno presa su Giovanni Drogo che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza.

Per Drogo e i suoi commilitoni la speranza di veder comparire un nemico all’orizzonte si trasforma quasi in un’ossessione metafisica, in cui si fondono il desiderio di eroismo e la necessità di dare un senso all’esistenza. Mentre trascorrono i decenni, e mentre si seguono le vite degli altri soldati della Fortezza, Drogo rimane fatalmente incatenato a questa condizione tra speranza e disillusione; quando, per una breve licenza, potrà rientrare nel mondo reale, percepirà tutto il senso di irreparabile distacco rispetto agli amici di un tempo e alla fidanzata. L’arrivo del nemico, si rivela infine un momento simbolicamente unico: quando finalmente i Tartari, a lungo attesi, avanzano verso la Fortezza, Drogo, precocemente invecchiato, ammalato, viene frettolosamente congedato e trascorre la sua ultima notte in un’anonima locanda, sulla via del ritorno. Il momento della morte diventa però per il protagonista una vera rivelazione: dopo un’esistenza spesa e sfumata ad aspettare qualcosa che dia un senso alla propria vita, Drogo capisce, guardando la sua piccola porzione di stelle, che la vera vittoria è la sua.

Teatro Niccolini (via Ricasoli 3, Firenze)

Da mercoledì 25 a domenica 29 gennaio (dal mercoledì al venerdì ore 21; sabato ore 19; domenica ore 16:45)

Teatro Stabile del Veneto

«Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati, adattamento teatrale e regia Paolo Valerio, con (in ordine alfabetico) Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti, Paolo Valerio; movimenti di scena Monica Codena, scene Antonio Panzuto, video Raffaella Rivi, costumi Chiara Defant, musiche originali Antonio Di Pofi, luci Enrico Berardi. Immagini e proiezioni tratte dai quadri di Dino Buzzati. Dedicato ad Almerina Buzzati.

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