Renzi spinge per l'anticipo delle elezioni

Elezioni: senza modifiche dell’Italicum quali sono le prospettive del voto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Passata l’emozione suscitata dal terremoto, dalle morti e dalle nevicate in Abruzzo, la politica, dopo qualche tentennamento, ha ricominciato a tuffarsi sull’argomento delle elezioni anticipate. Ed è naturalmente tornato in campo, dopo un periodo di silenzio, l’ex premier Matteo Renzi, pienamente soddisfatto della sentenza della Consulta. tanto che vorrebbe passare all’incasso al più presto. E pur di far questo vorrebbe anche andare allo scontro totale con l’Unione europea pur di votare a giugno, forzando i regolamenti della Ue pur di non dover aspettare la scadenza naturale della legislatura e prendersi il prima possibile la sua rivincita dopo il referendum.

Resta da superare però un enorme ostacolo: la manovra aggiuntiva chiesta dall’Europa all’Italia per aggiustare i conti. Questa manovra dovrebbe pesare per circa 3 miliardi e mezzo di euro ed essere approvata entro maggio. In pratica, il governo dimissionario a guida Pd dovrebbe licenziare un provvedimento lacrime e sangue alla vigilia o in piena campagna elettorale. Una circostanza che sconsiglierebbe di ricorrere alle elezioni anticipate ma che Matteo Renzi, spregiudicato come suo costume, vorrebbe aggirare rifiutandosi di fare la manovra correttiva, magari adducendo le spese supplementari che l’Italia ha dovuto fronteggiare per i terremoti che hanno colpito ripetutamente il centro del Paese da agosto in poi.

Posto che il rottamatore riesca in quest’impresa, con l’appoggio di altri leader quali Grillo e salvini (una compagnia non proprio omogenea) e visto che sembra difficile riequilibrare a breve le due leggi elettorali, come chiede il Presidente Mattarella, si dovrebbe andare al voto con le leggi attuali, il Consultellum a Senato e l’Italicum corretto dalla Consulta alla Camera. Ricordiamo che la Consulta ha cambiato l’Italicum, bocciando il ballottaggio e salvando il premio di maggioranza al 40%.

Viste le smanie di andare presto alle urne di molti politici, Renzi in testa, proviamo a vedere quali potrebbero essere i risultati del voto, col regime attuale, prendendo a base gli ultimi sondaggi. Quello più recente, realizzato da Emg per La7 il 23 gennaio scorso, dà il Partito democratico al 31,7%,  seguito dal Movimento 5 Stelle al 28,3%. La Lega Nord raccoglierebbe il 13,6% e Forza Italia l’11,1. Fratelli d’Italia 4,6%, Sinistra italiana 3,1 e Ncd-Area popolare 3%.

In base a questi risultati se si votasse oggi alla Camera con l’Italicum corretto dalla Consulta il Pd conquisterebbe 209 seggi, i 5Stelle 187 e la Lega di Salvini 90. Forza Italia avrebbe 74 seggi e Fdi 30, 20 a testa per Si e Ncd. Il risultato: difficilissimo raggiungere una maggioranza se non accorpando forze eterogenee, che non potrebbero alla lunga garantire governabilità. Ma anche al Senato, per il quale si voterebbe con il Consultellum, un’eventuale alleanza Pd-Forza Italia consentirebbe loro di avere una maggioranza risicata, con 159 seggi (108 per il Pd, 51 per Fi), che anche in questo caso metterebbe a rischio la governabilità. Il M5S conquisterebbe 105 seggi e la Lega 51.

Dunque nessuna prospettiva di un Governo stabile. Meglio attendere la modifica e l’adeguamento dei due sistemi elettorali, come saggiamente chiede il Presidente Mattarella. Gli ardori di Renzi, Salvini e Grillo possono attendere.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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