I dati elaborati dalla Cgia di Mestre s da fonte Bankitalia

Pubblica amministrazione: i debiti verso le imprese ammontano ancora a 65 miliardi di euro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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MESTRE – Le aziende private a fronte di forniture, manutenzioni o lavori fatturati alla Pa vanterebbero crediti per 65 miliardi di euro. Di questi, 31 sarebbero importi non ancora liquidati perché dalla data di emissione della fattura non sono ancora trascorsi 30-60 giorni stabiliti e 34 da imputare ai ritardi nei pagamenti.

I dati sono stati rilevati dalla Cgia di Mestre dalla Banca d’Italia l’unico istituto che stima da alcuni anni l’ammontare complessivo del debito ma si tratta di cifre sicuramente sottodimensionate e riferiti ancora al 2015. In realtà, spiega la Cgia l’ammontare del debito commerciale della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori resta un’incognita. Un interrogativo divenuto un’ossessione che non ha trovato ancora una risposta, sebbene siano trascorsi quasi due anni dall’applicazione della fatturazione elettronica che, secondo le promesse del ministero dell’Economia, doveva consentire alla Pa di quantificare con precisione lo stock del debito.

Mentre, secondo le promesse di Renzi a Porta a Porta il 13 marzo 2014, i debiti della Pa avrebbero dovuto essere saldati entro san Matteo (21 settembre successivo). Ma le  aziende ancora stanno aspettando e molte sono fallite nel frattempo.

Nel confronto internazionale la nostra Pa presenta un livello di debiti commerciali nettamente superiore. Dai dati forniti dall’Eurostat lo stock di debiti commerciali al 31 dicembre 2015 era in Italia di 48,9 miliardi di euro, pari al 3% del Pil. (Cgia sottolinea che questi dati non includono i debiti ceduti con la clausola pro soluto a intermediari finanziari e della quasi totalità dei debiti riconducibili alla spesa in conto capitale). In Spagna, invece, lo stock ammontava a 14,5 miliardi (1,3% del Pil), in Germania a 37,4 miliardi (1,2% di Pil) e in Francia a 26,4 miliardi (1,2% di Pil) Il debito però si è ridotto negli ultimi anni, grazie agli interventi messi in campo nel 2013-14 e allo stanziamento di 56,2 miliardi.

«L’ultimo aggiornamento disponibile (fermo ancora al 20 luglio 2015) – scrive la Cgia – evidenzia che i pagamenti hanno toccato quota 38,6 miliardi, pari a quasi l’86 per cento delle risorse messe a disposizione». Ma nonostante i fornitori abbiano l’obbligo dall’inizio di aprile del 2015 di emettere alla Pa le fatture in via informatica – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – lo Stato non ha ancora una mappatura certa dei debiti a cui deve fare fronte. E a conferma delle difficoltà con cui lo Stato gestisce i rapporti commerciali con i propri fornitori Zabeo ricorda che «la Commissione Ue non ha ancora archiviato la procedura di infrazione avviata nel giugno del 2014 nei confronti dell’Italia a seguito della non corretta applicazione della direttiva Ue».

Secondo il Segretario della Cgia Renato Mason, «le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, l’abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità sono le motivazioni che consegnano al nostro Paese la maglia nera in Ue della correttezza nei pagamenti. Nonostante dal primo gennaio 2013 la legge stabilisca che il pubblico debba pagare entro 30 giorni, salvo non sia un’azienda sanitaria che allora lo può fare entro 60, queste disposizioni continuano a essere spesso disattese, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere negoziale molto limitato nei confronti degli enti pubblici. Un problema, è bene sottolinearlo, che, purtroppo, non riguarda solo le transazioni commerciali con il pubblico, ma anche tra aziende private. Un malcostume generalizzato che non ha pari nel resto dell’Ue».

E il governo del rottamatore ha fallito anche questo obiettivo. Ma nonostante tutto Renzi sta facendo fuoco e fiamme per tornare in sella alla svelta.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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