Le indagini fanno emergere attività illegali

Sicurezza: gruppi anarcoinsurrezionalisti in Toscana e in Italia. Mappa e attività

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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L’attentato di Capodanno alla libreria Il Bargello di Firenze, nel quale è rimasto gravemente ferito un artificiere della Questura, è stato solo l’ultimo di una serie di episodi di matrice anarchica, che si sono verificati nel capoluogo toscano negli ultimi dodici mesi. La libreria, associazione culturale di destra vicina a Casapound e a cui fanno riferimento circa 150 soci, infatti, è da tempo nel mirino delle proteste dell’antagonismo fiorentino e degli ambienti anarchici che si stanno opponendo alla sua presenza e stanno tentando, attraverso un’escalation di atti violenti, di farla chiudere. Ma non solo soltanto appuntate contro questo obiettivo le azioni di questi gruppi, che praticano l’opposizione e la lotta non solo antifascista, ma soprattutto contro le autorità e contro lo Stato. Dalle indagini su questo tipo di attività è nata l’operazione Panico, che ha portato recentemente al blitz contro anarcoinsurrezionalisti, con 35 indagati, 2 arresti, tre misure custodia cautelare. Sono accusati di associazione per delinquere ed altri reati.

I precedenti specifici

Già nel 2015 la libreria era stata presa di mira: il 23 gennaio un gruppo di antagonisti fiorentini lanciò vernice e petardi imbrattando, con scritte come Casapound assassini, l’edificio di via D’Annunzio vecchia sede del negozio. Il 18 aprile un corteo con 400 militanti della sinistra antagonista si voleva opporre all’apertura del negozio e marciò con lo striscione Fuori i fascisti dai nostri quartieri. All’epoca la Questura organizzò un imponente servizio d’ordine che scongiurò il contatto tra le due fazioni.

Il 14 gennaio 2016, poi, una ventina di incappucciati devastarono la libreria quando era ancora ubicata nel zona periferica di Coverciano. I manifestanti, che gli investigatori individuarono come esponenti dell’area antagonista, si radunarono davanti al piccolo negozio che all’epoca era di circa 18 metri quadri, intonarono slogan e poi lanciarono contro l’edificio pezzi di mattone, sassi e altri oggetti. Fu danneggiata la porta a vetri. Non ci fu nessun ferito tra i tre volontari dell’associazione che erano all’interno. Pochi giorni e ancora un nuovo attacco. Sempre in via D’Annunzio, davanti alla sede della libreria, la notte tra il 2 e il 3 febbraio 2016, esplose una bomba-carta: fu danneggiato il bandone del negozio e il vetro di un’auto in sosta. Sul muro di un palazzo sul lato opposto della strada fu lasciata una scritta a favore della liberazione di tre anarchici che avevano incendiato, nel Parmense, la casa di un militante di Casapound. Solamente lo scorso settembre, il centro culturale Il Bargello ha cambiato sede e ha aumentato gli spazi, da 18 a 40 metri quadri, da via D’Annunzio in via Leonardo da Vinci, strada molto più vicina al centro del capoluogo fiorentino.

Indagini e processi.

Per molti di questi episodi magistratura e forze di polizia hanno indagato a fondo e proprio in questi giorni sono stati eseguiti numerosi ordini di custodia cautelare contro un’organizzazione di anarcoinsurrezionalisti accusata di aver costituito un’associazione per delinquere. Si è proceduto a sgomberare il centro di Villa panico, che era considerata la base operativa dell’operazione e dalle indagini in corso si attendono altre indicazioni. Già in passato erano stati processati gruppi di 86 anarcoinsurrezionalisti, che erano stati accusati ugualmente di associazione a delinquere, occupazione di edifici pubblici, danneggiamenti e manifestazioni non autorizzate. Il 18 novembre 2016 67 erano stati condannati e 15 assolti, ma per tutti era caduta l’accusa di associazione a delinquere, che adesso viene riproposta per gli indagati di Villa panico.

Strategie dei gruppi

Per gli investigatori la matrice dell’attentato del 2 e 3 febbraio 2016, così come alcuni episodi precedenti, è anarchica. I gruppi anarco-insurrezionalisti, ormai da alcuni anni, hanno cambiato le loro strategie operative e organizzative: meno collegamenti con i centri sociali, molta più attività sul web. Ed è proprio su Internet che, tra siti più o meno palesi, viaggiano messaggi eversivi e inviti alla violenza, è lì che nascono e vengono pianificate le strategie di attacco allo Stato. Tuttavia non mancano gli spazi fisici che vengono tenuti sotto controllo dalle forze di polizia.

La mappa delle organizzazioni anarchiche in Italia vede molte formazioni attive nel centro Nord, mentre scarsa è la partecipazione al Sud.

FIRENZE – Dopo l’operazione che ha portato all’arresto di alcuni anarcoinsurrezionalisti a Villa panico, sono almeno tre le formazioni e i centri che le forze di polizia stanno monitorando: quel che resta dello Spazio Liberato, 400 colpi, Collettivo Scienze Politiche.

PISA – Garage anarchico, invece, si trova a Pisa, città universitaria toscana che in passato aveva visto la presenza del circolo anarchico Il Silvestre, già al centro di numerosi blitz e arresti dei carabinieri del Ros.

MILANO – In Lombardia, nella città di Milano, sono tre i centri considerati il punto di riferimento di gruppi eversivi: Il Cantiere, Bottiglieria occupata, Latteria Occupata. Nel 2015 la polizia fece sgomberare due centri sociali in via Ravenna: il Corvaccio e lo spazio anarchico occupato Rosa nera.

TORINO – In Piemonte, a Torino sono 6 i centri sociali al centro dell’attenzione delle forze di polizia: Askatasuna, Gabrio, Col.Po (Collettivo Politecnico), El Paso, Il porfido e Asilo occupato. Si segnalano collegamenti con il movimento No Tav, soprattutto da parte di Askatasuna.

NORDEST – Nel Nordest fino a qualche tempo fa era controllato con attenzione il centro sociale Pedro a Padova. Ormai chiuso nella stessa città dal 2007 il Gramigna, dopo l’operazione Tramonto del 13 febbraio 2007, che smantellò l’organizzazione delle Nuove br.

Digos territoriali e Ucigos hanno ben presenti quali sono le formazioni pericolose e le seguono, sperando che la magistratura, spesso benevola con questi gruppi, cessi di escludere, almeno per quelli più organizzati, la fattispecie di associazione a delinquere che varie procure, da quella di Torino a quella di Firenze, hanno in passato, ma anche recentemente, ipotizzato.

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