La politica della cancelliera Merkel

Immigrazione Ue: la Germania paga (1.200 euro) i richiedenti asilo che vogliono rientrare nel loro paese

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Stampa Stampa

BERLINO – In assenza di politiche comuni dell’Europa (ma come abbiamo detto qualche segnale incoraggiante viene dal recente vertice di Malta) ogni stato dell’unione affronta il problema migratorio secondo criteri e metodi che consentano di trarne i maggiori vantaggi e il minor disagio dall’invasione in atto. Tutti tranne Italia e Grecia le cui coste sono assalite da moltitudini di pretesi profughi provenienti dall’Africa.

La Germania è uno dei paesi che spende di più, ma trae anche i maggiori vantaggi dalla questione immigrazione. E inventa sempre nuove misure per arrivare a questo scopo. Dal 1 febbraio Berlino concede fino a 1.200 euro ai richiedenti asilo che torneranno volontariamente nel loro Paese di origine. Il programma di incentivi, a cui il governo destinerà quest’anno 40 milioni di euro, punta a convincere i migranti che hanno scarse chance di ottenere asilo a lasciare la Germania. In particolare coloro che ritireranno la loro richiesta d’asilo e andranno via dalla Repubblica federale riceveranno 1.200 euro; chi invece si è già vista respinta la domanda d’asilo, non presenterà ricorso e abbandonerà la Germania entro i tempi previsti dalla legge potrà contare su 800 euro, la stessa somma destinata a chi dovrebbe lasciare il Paese, ma per varie ragioni – ad esempio per motivi di salute – non è stato ancora espulso.

Gli aiuti valgono per i migranti dai 12 anni in su privi di mezzi finanziari. Per i ragazzi e i bambini sotto i 12 anni le cifre vengono dimezzate. È previsto inoltre un incentivo extra di 500 euro per le famiglie composte da più di quattro persone che aderiscono al programma. Per timore di abusi la Germania ha escluso dal piano i migranti originari di alcuni Paesi, tra cui quelli dei Balcani occidentali.

Già oggi Berlino promette degli incentivi ai richiedenti asilo che decidono di tornare a casa, ma la loro entità è molto più bassa: il programma REAG (Reintegration and Emigration Program for Asylum-Seekers in Germany) prevede ad esempio la copertura dei costi di viaggio e un contributo per il viaggio di 200 euro, cui si aggiungono da 300 a 500 euro a persona per i migranti che arrivano da 45 Paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Iraq e Libia. L’anno scorso 55.000 migranti a cui non era stato concesso l’asilo hanno lasciato volontariamente la Germania; nel 2015 erano stati circa 37.000. Nel 2016 si contavano 25.000 espulsi .

Inoltre, secondo quanto rivela la Rheinische Post, il governo tedesco ritiene possibile l’ingresso di 300.000 migranti all’anno; ciò consentirà di tenere costante la popolazione della Germania da qui al 2060. Tuttavia l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro non sarà facile e durerà più a lungo di quanto inizialmente sperato.

A conferma che la politica della cancelliera Merkel in tema d’immigrazione è quella di scaricare i migranti economici su altri paesi, come l’Italia e la Grecia, di farsi carico prevalentemente di un certo tipo di rifugiati (ad esempio i siriani) la cui accoglienza può giovare all’economia tedesca e di rimandare indietro quei migranti che sono riusciti a entrare, ma non sono ritenuto utili per la Germania. Anche investendo cospicue somme per incentivare e agevolare il loro rientro nel paese d’origine. E finora sembra che questa politica, dal punto di vista economico, abbia pagato, anche se dal punto di vista politico la Merkel paga le conseguenze degli attentati che hanno insanguinato la Germania, ad opera di terroristi islamici. E che molti imputano proprio alla troppo estesa accoglienza praticata in questi anni dal governo tedesco.

Tag:, , , ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.