L'iniziativa del Gruppo di Firenze

Scuola e università: gli studenti non sanno scrivere in italiano. Lettera di docenti a governo e parlamento

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Cultura, Politica

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FIRENZE – Non è una novità e ce n’eravamo accorti da tempo nelle redazioni, quando studenti universitari freschi di laurea avevano l’ambizione di avvicinarsi al giornalismo. Non sapevano scrivere. Soprattutto non conoscevano l’italiano. Ora è allarme totale. Non c’è più tempo da perdere, bisogna intervenire: sono oltre seicento i docenti universitari, tra loro accademici, storici, filosofi, sociologi ed economisti che lanciano l’allarme a governo e parlamento.

«È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono
poco e faticano a esprimersi oralmente»: comincia così la lettera indirizzata a presidente del Consiglio, ministra
dell’Istruzione e Parlamento, fatta girare tra i docenti per raccogliere le firme. L’iniziativa è del Gruppo di Firenze per
la scuola del merito e della responsabilità. «Da tempo – si legge nella lettera – i docenti universitari denunciano le
carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana».

Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, «anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma – si fa notare – non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti». Nella lettera si indica quindi una serie di dettagliate linee d’intervento per arrivare, «al termine del primo ciclo di studi, ad un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti».

Le adesioni sono arrivate in gran numero: nella lunga lista, tra gli altri, anche dai filosofi Massimo Cacciari e Roberto
Esposito, dagli storici Ernesto Galli della Loggia e Luciano Canfora, dai costituzionalisti Carlo Fusaro e Paolo Caretti,
diversi i rettori. «Dedico ormai una buona parte della mia attività di docente a correggere l”italiano delle tesi di
laurea», scrive uno dei firmatari della lettera e un altro fa notare: «Ahimè, ho potuto constatare anch’io i guasti che
segnalate, dal momento che il mio esame è scritto e ne vengono fuori delle belle».

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Ernesto Giusti

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