L'insoddisfazione popolare li ha travolti

Europa e Usa: i leader del 2016 sono caduti quasi tutti, e anche Merkel si avvia su quella strada

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il destino di chi governa, anche se a lungo come Obama e Merkel, in questi periodi di crisi è soggetto al severo giudizio degli elettori che non perdonano, a chi ha tenuto le redini del paese, le difficoltà economiche e sociali sempre esistenti alle quali un po’ tutti gli Stati maggiori, un po’ meno la Germania, sono andati incontro in questi anni.

Da David Cameron a François Hollande, a Matteo Renzi. Per molti leader europei (oltre che per Obama in America), il 2016 è stato l’anno della caduta, della bocciatura da parte del popolo, della vittoria dei loro sfidanti o sostituti. Il 2017 non si annuncia certo migliore, neppure per quanto riguarda Angela Merkel, che sembrava destinata a regnare ancora a lungo sulla Germania. Ma la questione dei profughi e l’emozione nmegativa dell’opinione pubblica per gli attentati terroristici rischia di costare cara alla cancelliera tedesca.

Vediamo dunque la situazione paese per paese.

FRANCIA – Hollande sembra aver ceduto lo scettro della guida della sinistra a Benoît Hamon, 49 anni, sinistra estrema, che ha trionfato nelle primarie con il 58% dei voti rispetto al 41% dell’avversario Manuel Valls. In lizza per l’Eliseo ci saranno Marine Le Pen (Front national), che gode di un vasto appoggio nell’elettorato di destra e probabilmente andrà al ballottaggio, ma dovrebbe uscire sconfitta dalla possibile alleanza sinistra – républicains. Il candidato di questi ultimi, Francois Fillon, è attualmente travolto dallo scandalo degli stipendi pagati alla moglie Penelope e ai figli, e probabilmente uscirà di scena al primo turno, se non addirittura prima, sostituito da qualche altro candidato.

ITALIA – Matteo Renzi e la sua compagna di cordata governativa, Maria Elena Boschi, sono stati travolti dallo tsunami referendario. Il rottamatore vorrebbe rientrare sulla scena attraverso elezioni anticipate a maggio- giugno, ma si è opposto a questo progetto pure Re Giorgio Napolitano, che le elezioni da sempre le vede come il fumo agli occhi.

GRAN BRETAGNA – Altro referendum, quello sulla Brexit, su cui il primo ministro David Cameron aveva scommesso tutto. Altro tonfo e così Cameron è stato sostituito da Theresa May, che sta trattando le condizioni dell’uscita dalla Ue, non sarà breve. Ma intanto l’economia del paese e la sterlina, dopo un periodo di incertezza, non ne hanno sofferto, anzi sembrano in buona salute. Segno che poi l’euro e l’Europa non sono certo la panacea di tutti i mali, come suonava un vecchio ritornello ammannitoci dalla triade Ciampi, Napolitano e Prodi.

STATI UNITI – La sorpresa Trump ha spazzato via la famiglia Obama e i Clinton dalla strada per la Casa Bianca. Anche se il tycoon sta incontrando molti ostacoli iniziali a causa dell’opposizione di quella parte del paese che sta con chi ha perso le elezioni e della magistratura (ogni mondo è paese, era successo lo stesso in Italia con Berlusconi),  crediamo che riuscirà a superare questo momento difficile.

GERMANIA – Infine si trova in difficoltà anche quella che veniva ritenuta la leader più solida, la cancelliera Angela Merkel, sostenuta finora dalla grosse koalition. Ma adesso si è parato all’orizzonte un avversario di tutto rispetto per le prossime politiche, il socialista ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz (il kapò del Berlusca), che fin dal suo apparire sembra riscuotere sempre più vasti consensi. Stando agli ultimi dati l’SPD conquista altri 5 punti, rispetto alla settimana scorsa, toccando il 31%. Mentre l’Unione (Cdu-Csu) di Angela Merkel perde ancora un punto e scivola al 34%. È quasi pareggio e manca ancora tempo alle elezioni. Siamo in corsia di sorpasso e non ci meraviglieremmo se alla fine ciò accadesse realmente.

Dunque un quadro complessivo fosco e tenebroso per coloro che hanno guidato cinque grandi democrazie in Europa e in America. La foto che pubblichiamo in testa all’articolo è significativa. Quattro leader non si presenteranno agli appuntamenti internazionali di fine anno, una è sulle spine. Tutti più o meno sono stati o potrebbero essere disarcionati  dall’insoddisfazione popolare per il loro operato.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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