Le reazioni dei sindacati di polizia e dei politici

Terrorismo: la Germania rifiuta il premio ai due agenti eroi italiani, hanno pubblicato post inneggianti al fascismo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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La scena della sparatoria dell’antivigilia di Natale a Sesto San Giovanni

Non sono ancora terminate le polemiche nate dalla marcia indietro operata dal governo tedesco, e dalla stessa cancelliera Merkel, in merito al premio che la Germania si era proposta di assegnare a Cristian Movio e Luca Scatà, i due agenti italiani che avevano  neutralizzato a Sesto San Giovanni il terrorista Anis Amri, autore della strage di Berlino. Tutto sembrava a buon punto, quando due giorni fa il quotidiano tedesco Bild ha svelato come le autorità che avevano inizialmente pensato di dare un premio agli agenti italiani che hanno sparato ad Amri stiano ora riconsiderando la decisione. Cristian Movio e Luca Scatà non meritano alcuna onorificenza dalla Germania perché, secondo le autorità teutoniche, sui loro profili Facebook sono state pubblicate foto di Mussolini, altre con la scritta Adolf, post condivisi da siti razzisti.

La decisione  ha suscitato ovviamente polemiche politiche e sindacali nel nostro paese. Duri gli attacchi di Forza Italia, Lega e sindacati di polizia. Per il segretario del Siulp, Felice Romano, la Germania «avrebbe dovuto almeno premiare il corpo della polizia». Per Gianni Tonelli, del Sap «il gesto è figlio della spocchia teutonica». E mentre Maurizio Gasparri di Forza Italia annuncia «un’iniziativa parlamentare», il leghista Roberto Calderoli sentenzia: «Alla faccia dell’ingratitudine! Io sto dalla parte dei ragazzi».

Il commento più sereno e responsabile viene dal Capo della Polizia Franco Gabrielli: «Noi non abbiamo chiesto nulla, siamo consapevoli della eccezionalità del gesto compiuto dai nostri ragazzi come della censurabilità di alcune loro condivisioni. Tutto il resto rischia di diventare sterile e inutile polemica». Gabrielli difende giustamente i suoi uomini, ma altrettanto giustamente prende le distanze dalle loro dichiarazioni sui social network. E dal Viminale, dove questa parte della vicenda non è stata ovviamente molto gradita, aggiungono che se un premio ci sarà – l’iter è già stato avviato – arriverà su proposta della Questura di Milano. Che nel contempo potrebbe valutare anche l’inizio di procedimenti disciplinari per frasi e dichiarazioni inneggianti al fascismo.

Visti alcuni recenti episodi nei quali alcune espressioni e giudizi pubblicati sui profili personali sui social network  da agenti e militari hanno suscitato più di una polemica il Governo potrebbe varare un regolamento, che interesserebbe Polizia e Forze armate. Un provvedimento che valga a chiarire fino a che punto i profili sui social network di agenti e militari possano essere considerati privati e quando, invece, debbano essere trattati come se contenessero vere e proprie dichiarazioni pubbliche e quindi più facilmente sanzionabili dal punto di vista disciplinare.

Giusto, entro certi limiti, colpire esponenti di corpi militari e delle Forze dell’ordine, che si rendono responsabili di commenti che possono recare disdoro alle istituzioni che rappresentano, ma probabilmente lo stesso trattamento rigoroso e restrittivo dovrebbe essere esteso anche ad altre categorie di pubblici dipendenti che esercitano funzioni altrettanto, se non più delicate, ad esempio nell’ambito della pubblica amministrazione e della giustizia.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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